Sarroch: denunciati due bracconieri

Intercettati dai ranger dopo le denunce di cacciatori per i numeroissimi cani uccisi dai lacci sistemati dai cacciatori di frodo (04/06/09)

L 'ultimo cane c'è finito dentro appena pochi giorni fa, prigioniero di un laccio piazzato dai bracconieri per tentare di catturare cinghiali e cervi che su questi monti abbondano. Il suo corpo l'hanno trovato è stato trovato ancora appeso al nodo scorsoio d'acciaio. Il caldo ne aveva accelerato la decomposizione ma quelle ferite terribili sul collo lasciate dal cavetto erano ancora maledettamente visibili.

Moltissimi sono i cani rimasti vittime di lacci sistemati a centinaia e contro i quali gli agenti della Forestale di Pula sono intervenuti dopo le denunce da parte di cacciatori. I ranger, prima dell'operazione di bonifica del territorio, hanno però predisposto una serie di appostamenti per poter intercettare i responsabili, i cacciatori di frodo che in quei giorni e nelle settimane precedenti avevano piazzato i micidiali cavetti d'acciaio.

E la trappola è scattata all'alba, quando due bracconieri di Capoterra, I. A. di 37 anni e C. S. di 39, sono stati fermati mentre controllavano i loro lacci. Sono stati così accompagnati nella stazione del Corpo, a Capoterra, dove gli è stata comunicata la denuncia per caccia con mezzi non consentiti, attività venatoria in periodo di divieto generale, continuazione del reato.

Non solo. Dopo la perquisizione nelle loro abitazioni il numero di reati contestato è cresciuto, visto che in casa del trentasettenne I. A. sono stati trovati un coltello di genere proibito ma soprattutto due proiettili inesplosi d'arma da guerra: uno di mitragliatrice antiaerea e l'altro di un fucile automatico. Solo per questo si rischia una condanna da uno a otto anni.

Tra il materiale sequestrato dagli agenti della stazione di Pula, anche un trofeo di caccia (le corna di un cervo presumibilmente abbattuto da loro stessi) e carne di un cinghiale macellato.

La speranza è che di lacci e trappole non se ne vedano più per evitare stragi inutili. Ma è un'ipotesi che in pochi credono vista la diffusione di una pratica, quella della caccia di frodo, che soprattutto nel meridione isolano, non sembra destinata a morire. Da Sarroch a Capoterra, da Pula all'intero Sulcis, fino al versante opposto sud-orientale, il bracconaggio è ancora una tradizione consolidata.

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