Le indagini sono partite da un semplice controllo stradale. I militari, sospettando che i due occultassero in auto armi o droga, hanno perquisito il mezzo, trovando una trentina di verzellini appena cacciati e un esemplare della stessa specie custodito all'interno di una gabbietta, presumibilmente utilizzato come richiamo.
Sul fuoristrada venivano anche trovati e sequestrati gli strumenti utilizzati per la caccia di frodo: in particolare, una lunga rete, a maglie strette, di circa 20 metri quadrati. I finanzieri hanno quindi perquisito anche le abitazioni dei due bracconieri, che non avevano alcuna licenza di caccia.
Nel corso delle operazioni sono stati trovati, all'interno di un comune congelatore, 770 verzellini, 123 cardellini, tre pettirossi e 29 fringuelli, per un totale di 925 esemplari unitamente ad altri 48 esemplari (45 cardellini e tre verzellini) rinchiusi all'interno di alcune gabbiette di varie dimensioni.
Gli uccelli ancora in vita sono stati affidati in custodia al personale veterinario del centro di recupero animali selvatici di Messina, che avrà il compito di accertarne lo stato di salute verificando se, in particolare, siano stati sottoposti a ulteriori maltrattamenti.
È tradizione, infatti, come spiega la guardia di finanza, tra i cacciatori di frodo di questo tipo di animali procedere all'accecamento degli esemplari al fine di accrescerne le capacità canore. Qualora gli accertamenti veterinari dovessero confermare tale sospetto, a carico dei due soggetti verranno accertate ulteriori responsabilità penalmente rilevanti.
L'attività investigativa, ancora in corso, ha portato complessivamente al sequestro di 971 volatili appartenenti a specie protette e alla denuncia dei due fermati, M.D., 40 anni e S.C. di 30 anni per i reati di uccellaggione, cattura e abbattimento di esemplari di specie protette.