Finalmente si conclude una battaglia legale durata un quarto di secolo: sono infatti trascorsi 25 anni da quando
vennero raccolte 60.000 firme di elettori piemontesi in calce alla richiesta di un referendum abrogativo di parte
della legislazione regionale sulla caccia. Il quesito prevede la riduzione delle specie cacciabili a quattro
(cinghiale, lepre, minilepre e fagiano), il divieto di caccia la domenica e su terreno coperta da neve e la
limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie, le ex riserve private di caccia.
La Regione, in tutti questi anni, non ha mai consentito lo svolgimento del referendum, con motivazioni spesso
pretestuose ed illegittime, ma non ha più potuto opporsi alla sentenza della Corte di Appello di Torino di fine
2010, confermata più recentemente dal TAR Piemonte.
La scelta della data suscita però non poche perplessità: il Comitato Promotore aveva infatti chiesto che il
referendum venisse accorpato alle prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno in numerosi Comuni del
Piemonte il prossimo 6 maggio: in tal modo sarebbe stato possibile risparmiare una parte consistente delle risorse
pubbliche destinate all’effettuazione del referendum. La Giunta Regionale, invece, ha ritenuto di agire
diversamente, adducendo problemi di carattere tecnico che in realtà si sarebbero potuti risolvere facilmente.
Il Comitato Promotore auspica che la Regione provveda ora a diffondere in modo capillare ed efficace
l’informazione relativa al referendum. L’obiettivo del fronte venatorio e di numerose forze politiche è infatti
quello di rendere nulli gli effetti del referendum a seguito del mancato raggiungimento del quorum dei votanti.
“Tale ipotesi rappresenterebbe però una sconfitta non tanto e non solo del fronte ambientalista ed animalista –
affermano Piero Belletti e Roberto Piana del Comitato Promotore del Referendum – quanto soprattutto della
democrazia e della partecipazione”.
“Auspichiamo almeno – concludono gli ambientalisti – che, in attesa dell’esito del referendum, la Regione
blocchi i lavori volti a modificare l’attuale legge sulla caccia. Modifiche che vanno in senso esattamente opposto
alle richieste referendarie, prevedendo l’aumento del numero di specie cacciabili, il prolungamento della
stagione venatoria, la caccia con l’arco e quella a specie di uccelli protette a livello comunitario.”