Negli scorsi gioni un cacciatore arrestato, sequestrate migliaia di cartucce e diversi fucili (30/11/08)
Neanche la pioggia scrosciante e le forte raffiche di libeccio e ponente, hanno potuto fermare agenti del Commissariato d’Ischia ed i guardiacaccia della LIPU guidati dal responsabile della squadra di polizia giudiziaria, l’ispettore Vincenzo Sgromo, che alle primissime ore della mattinata di sabato hanno effettuato un controllo congiunto in ambito venatorio in una delle zone più affascinanti dell’isola, ma anche più impervia e di difficile accesso data la conformità esclusiva dei luoghi.
E proprio questa particolarità, ha contribuito a creare negli anni un ambiente favorevole alla caccia illegale praticata in via esclusiva e contro ogni specie di uccelli, senza regole se non quelle della prepotenza, e senza alcuna civile coesistenza, visto i modi poco ortodossi con cui vengono trattati i turisti che malauguratamente percorrono questi posti in periodo di caccia.
L’operazione è stata suddivisa in due tronconi, una ha portato i poliziotti in località Piano Liguori, dove sono stati svolti numerosi controlli nei confronti di numerosi cacciatori che erano in zona nella speranza di poter “impallinare” qualche povero uccello che passava in quei paraggi pur se il tempo non lo permetteva. I cacciatori, alla vista dei tutori dell’ordine sono spariti nel nulla. Atteggiamento che dice tutto: in piena stagione di caccia un cacciatore normale non ha alcun motivo di sfuggire ai controlli se rispetta la legge. se scappa è perché è un bracconiere.
Incamminandosi nella fitta vegetazione si sono imbattuti in una grotta, il cui ingresso era stato completamente modificato, creando tre muri per piazzarvi una porta in ferro chiusa a chiave e con l’apposizione finanche di un grosso lucchetto. E’ stato estremamente difficile avere la meglio sulla poderosa porta, tanto che i poliziotti hanno utilizzato un piccone per abbattere un muro laterale riuscendo ad aprirsi un varco e penetrare all’interno.
Questo non era altro che un nascondiglio creato al meglio da ignoti che nascondevano dei richiami per uccelli, di quelli vietati dalla legge. Ispezionando i locali è stata scoperta una botola, anch’essa quasi blindata. A nulla sono valsi i continui colpi di piccone per aprire anche in questo caso un varco e scoprire cosa custodisse. Per riuscire in questo intento, gli uomini del vice questore Antonio Vinciguerra hanno dovuto chiamare i vigili del fuoco, che con attrezzature particolari hanno posto fine alle resistenze della serratura utilizzando una sega con disco in acciaio.
All’interno di questa botola sono stati rinvenuti alcuni fucili da caccia e altri richiami, ancora più particolari e dichiarati fuorilegge. Tutto questo si è svolto durante la notte scorsa, iniziando alle tre, sotto un tempo impervio, potenti scrosci d’acqua si sono abbattuti sull’isola e forti raffiche di vento hanno messo alla prova il lavoro dei poliziotti e dei guardacaccia della Lipu. Un lavoro estremamente delicato ed importante, proprio per arginare il fenomeno del bracconaggio che sempre più si manifesta sull’isola da parte di cacciatori o pseudo tali che ormai si dilettano anche a sparare a piccoli e indifesi uccelli, armati di doppiette con colpi in canna micidiali. Sulla proprietà di questa grotta e sui possibili usufruitori, l’indagine è tuttora in corso per scoprirli e denunciarli all’autorità giudiziaria.
Eliminare questa “grotta blindata” che era stata “ristrutturata” col solo scopo di utilizzarla come deposito di armi. Tutto ovviamente nella massima illegalità e la struttura che è stata realizzata ovviamente è da ritenersi abusiva e quindi in violazione delle norme urbanistiche e paesistiche.
Durante questa attività di indagine i poliziotti hanno individuato un uomo nei cui confronti è stato deciso di eseguire una perquisizione domiciliare. I sospetti erano tali da indurre gli agenti ad una verifica. Una volta all’interno, gli uomini della squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Ischia hanno immediatamente notato il comportamento non solo poco collaborativo di Giuseppe Di Meglio, 67 anni, di Barano, ma che sembrava nervoso ad ogni movimento dei poliziotti che si aggiravano nella sua abitazione.
In una sorta di cassaforte, sono stati rinvenuti tre fucili da caccia intestati e nella sola disponibilità della sorella che attualmente vive in Grecia, ma come è stato facilmente dimostrato il Di Meglio riusciva ad averne il possesso, avendo le chiavi per aprire la cassaforte. Nella stessa abitazione sono stati rinvenuti richiami per volatili, anch’essi ritenuti illegali, e 1.167 cartucce. All’interno del frigorifero, inoltre, sono stati recuperati tre uccelli protetti e per questo ne dovrà rispondere all’autorità giudiziaria. Continuando nella perquisizione, gli agenti hanno scoperto che dietro al frigorifero Giuseppe Di Meglio aveva nascosto un fucile realizzato artigianalmente.
Si tratta di una parte di un fucile che è stato smontato, rimanendo soltanto il calcio in legno e il supporto della canna. Al suo posto era stato apposto un tubo in ferro, di un quarto di pollice, che facilmente si poteva smontare e rimontare. Bastava infilarci una cartuccia di calibro inferiore per poter diventare un’arma micidiale. Secondo gli esperti, quest’arma aveva un duplice scopo: colpire la preda senza crearle grossi danni alla struttura e disfarsene in caso di controllo da parte della Polizia.
E’ per quest’arma che il Di Meglio è stato tratto in arresto su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica Ferrigno che ha disposto la traduzione presso la casa circondariale di Napoli Poggioreale in attesa che venga sottoposto ad interrogatorio di convalida dinanzi al giudice per le indagini preliminari, alla presenza del suo difensore di fiducia, avv. Filomena Giglio.
Complessivamente sono stati sequestrati diversi fucili e attrezzi utili per ottenere la presenza degli uccelli con richiami particolari. Ecco cosa i poliziotti hanno rinvenuto nelle due operazioni: Fucile artigianale calibro 36, della lunghezza complessiva di cm. 118, con apposta canna di colore verde della lunghezza di cm. 73, priva di nr. di matricola; fucile da caccia doppietta retrocarica calibro 12 di marca Bernardelli, avente matricola 91176; fucile da caccia doppietta retrocarica calibro 16 di marca “Franchi”, avente matricola nr. 3104; carabina di marca Hansciutz calibro 9 flobert avente matricola nr. 825747; nr. 1167 cartucce per fucili da caccia, di vario calibro; nr. 3 “richiami” per volatili, corredati da nr. 5 altoparlanti, nr. 2 timer, nr. 1 microcassetta riproducente suoni per il richiamo dei volatili e nr. 3 batterie per la relativa alimentazione.
Un’azione di prevenzione della caccia di frodo che dimostra che se c’è un coordinamento tra le varie forze di polizia e le associazioni ambientaliste, si riesce comunque ad evitare che vengano poste in essere attività che vanno ben al di là della legge. Tenendo sotto controllo alcuni territori che sono battuti palmo a palmo dai cacciatori nella speranza di poter catturare uccelli di varie specie, anche quelle protette. Particolarmente soddisfatta è la delegata dell’isola d’Ischia della Lipu, Carmela Paolella, che nella dichiarazione rilasciata esprime piena soddisfazione per l’operazione della notte scorsa e un plauso particolare lo invia alle forze di polizia del commissariato di Ischia che hanno lavorato fianco a fianco con i guardacaccia della Lipu.
«Purtroppo questo eclatante sequestro di tante armi, munizioni e richiami, avvenuto in una sola volta, ed in una sola zona del territorio locale, dimostra che la caccia illegale sull’isola d’Ischia non conosce mai soste, e provoca continuamente danni enormi sia all’immagine turistica dell’isola, che all’avifauna particolarmente protetta, o in via d'estinzione. Un ringraziamento particolare va agli uomini del Commissariato d’Ischia, che nonostante le sferzate di forte vento e la pioggia, hanno svolto un servizio integerrimo, e di alta professionalità, ed alle nostre valorose guardie, con l’auspicio di un prosieguo in questa attività particolare di controllo al fine di ripristinare quanto prima e definitivamente la legalità».
Il bracconiere è stato rimesso in libertà, con l’obbligo di firma, dopo essere stato interrogato dal GIP. Naturalmente ha sciorinato il proprio repertorio di «io non c’entro», «non è roba mia», curiose storie familiari, sorelle cacciatrici, improvvisi documenti, chiavi disponibili a tutti.