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Vigilanza & norme
Giù le mani dal referendum richiesto da 60.000 cittadini ben 25 anni fa

Giù le mani dal referendum richiesto da 60.000 cittadini ben 25 anni fa

Giù le mani dal referendum richiesto da 60.000 cittadini ben 25 anni fa

In Piemonte l'Assessore regionale Sacchetto vuole impedire ai cittadini di votare il referendum regionale contro la caccia richiesto 25 anni fa da 60.000 cittadini. Una storia già di pe sé paradossale rischia di trasformarsi in farsa politica con leggi tolte e rimesse come fossero calzini (10/01/12)

Dopo ben 24 anni di battaglie legali, il 29 dicembre del 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Torino aveva riconosciuto le ragioni del Comitato Promotore ed ordinato alla Regione Piemonte di riavviare l’iter del referendum regionale contro la caccia, illegittimamente sospeso dalla Regione Piemonte. Si dovrebbe votare in una domenica compresa tra la metà di aprile e la metà di giugno del 2012. Solo una legge che recepisse interamente le istanze referendarie (protezione per 15 specie selvatiche, divieto di caccia la domenica, divieto di caccia su terreno coperto da neve, abolizione dei privilegi concessi alle aziende faunistiche private) potrebbe impedire l’esercizio del voto.

Sembrava che nulla potesse più impedire il democratico esercizio del voto e invece l’Assessore regionale alla caccia, Claudio Sacchetto, ieri, in III Commissione, ha trovato il modo di sospendere temporaneamente la democrazia.

Ha presentato un emendamento ad una propria proposta di legge, il quale abroga per intero l’attuale legge regionale 70/96. Abolita la legge, verrebbe forse abolito il referendum. Ma come fa il Piemonte a stare senza una legge regionale che regola la caccia?

All’Assessore Sacchetto probabilmente questo non interessa perché rimarrebbe sempre vigente la legge quadro nazionale n. 157/1992” ha dichiarato Roberto Piana del Comitato Promotore del Referendum. ”Probabilmente conta, dopo il 15 giugno di far approvare dal Consiglio regionale una legge che restauri lo status quo ante, magari anche con qualche regalo in più ai cacciatori”.

Tra l’altro, la legge nazionale è molto più permissiva di quella regionale, per cui l’iniziativa di Sacchetto va nella direzione opposta a quella del referendum. In uno stato democratico una proposta del genere sarebbe stata rinviata al mittente e l’autore sarebbe stato invitato a fare le valigie e a cercare lavoro altrove” ha aggiunto Piero Belletti.

(fonte: Comitato Promotore del Referendum regionale contro la caccia)