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Da capanno da caccia a villa bunker: in 9 a processo

La casetta  nel bosco doveva essere un capanno da caccia come recitava il permesso di costruzione in sanatoria numero 102, emesso il 18 settembre 2007, ma qualcuno, sbirciando lì, a un certo punto non ci ha capito più niente: ma quale capanno da caccia; sembra una villa! (24/07/11)

Nove gli imputati per abusi edilizi, violazione delle norme sismiche e falsi in atti pubblici. Tra i nove, il re della ceramica, Terenzio Maria Servetti, 55anni. Lui — condottiero d’un impero economico finanziario che spazia in svariati domini del business — è il proprietario del terreno.

Lui il beneficiario del capanno, di colpo mutato — dice la Procura — in un edificio dotato di «peculiarità abitative tramite l’elevato pregio delle finiture e la collocazione... di arredamento comprovante l’effettivo utilizzo abitativo...»: parole messe nero su bianco dal giudice dell’udienza preliminare nel decreto di rinvio a giudizio. Insomma, al posto del capanno si é fatto una casa...

Il processo per questa metamorfosi edilizia che l’accusa sostiene illecita è entrato nel vivo (già sentiti diversi testimoni). Il giudice ha fissato tre ulteriori udienze. Entro fine anno firmerà la sentenza (per evitare il precipizio della prescrizione delreato).

Oltre a Servetti, in otto devono rispondere dei reati sprigionati da questa “casetta nel bosco”: l’architetto Alberto Ridolfi (progettista e direttore dei lavori), l’ingegner Angelo Sampieri (progettista delle opere strutturali,difeso da Francesco Farolfi), Roberto Fabbri, che ha concepito ed elaborato il prodotto architettonico; e poi i tre legali rappresentanti della Cooperativa agricola del Bidente (affittuaria del lotto di terreno di Servetti) che si sono avvicendati negli anni.

E già questa lista di nomi desta ben più di un sospetto: da quando per realizzare un “capanno da caccia” (nella foto un esempio) servono ingegneri e architetti?

Nei guai anche i titolari delle ditte costruttrici, Samuele Lombardi e Ruzhdi Kumria. Capanno da caccia o villa a tre piani (interrato, piano terra e primo piano) con connotati da bunker? La difesa è certa: «Nessun reato, solo lievi incongruenze formali». Il giudice nel decreto di rinvio a giudizio è chiaro: i lavori eseguiti «consolidano l’ipotesi di un’abitazione a tutti gli effetti...».

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