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La Lombardia e gli animali d’affezione

La Regione dovrebbe decidersi a creare un “ufficio competente” per produrre documenti che contengono giudizi, spiegazioni e commenti che esulano dalle competenze regionali ma verso i quali il Pirellone è irresistibilmente attratto. L’ultimo esempio in tema di polizia giudiziaria e vigilanza zoofila! (22/12/09)

Proponiamo di chiamare Ufficio PFV  l’ufficio delegato a spiegare, commentare, chiosare, chiarire, risolvere, interpretare materie su cui la regione non ha competenza. Ma siccome la Regione Lombardia è affetta da un complesso di onnipotenza, le è ormai preclusa la possibilita’ mentale di accettare dei limiti al proprio potere.

L’ultima prodezza porta la firma di un dirigente della Sanita’, Mario Astuti (nomen, omen), che “chiarisce” i poteri delle Guardie Zoofile cosi’ come definiti dalla Legge nazionale 189/04 e dalla Legge regionale 16/06, modificata dalla Legge regionale 33/08.

Non c’è nulla di male se la regione chiarisce l’applicazione di una propria norma, anzi. Bello sarebbe che fin da principio la Regione producesse norme che NON richiedono chiarimenti, ma – soprattutto il settore sanita’ – detiene il record di provvedimenti talmente incomprensibili da richiedere successivamente una valanga di chiarimenti. Poverini, son cosi’, tocca tenerceli.

È piu’ preoccupante quando il solerte dirigente si spinge oltre, costringendoci a chiarire un paio di punti:

  • per il nostro ordinamento, la polizia giudiziaria è coordinata dalle Procure della Repubblica, e quindi, assodato che per gli animali d'affezione le guardie zoofile svolgono funzioni di polizia giudiziaria, non spetta al funzionario regionale di turno emanare direttive nel campo della procedura penale e dell'attività di indagine;
  • se di animali d'affezione si tratta, le funzioni di polizia giudiziarie sono - e restano - quelle descritte dagli artt. 55 e 57 cpp: ossia la polizia giudiziaria può prendere notizia dei reati anche di propria iniziativa; pertanto è fuorviante sostenere che determinate informazioni (ad esempio quelle contenute nell’anagrafe canina) siano da fornire solo in base ad attività delegata dal PM.

Il Nostro ci rassicura che tali “chiarimenti” (abusivi…) sono stati concordati con l’Avvocatura regionale. Noi ci chiediamo se la stessa Avvocatura regionale è quella che viene consultata quando si producono le norme illegittime sulla caccia in deroga – quelle poi stracciate dai TAR, dalla Corte Costituzionale, dalla Commissione europea, dalla Corte di Giustizia europea. In questo caso Dio ci scampi dai loro pareri giuridici.

Ah, quasi dimenticavamo. La sigla PFV sta ovviamente per “pisciare fuori dal vaso”…

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