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Il cacciatore-ambientalista-filosofo calibro 36

Il 30 settembre 2010 il consiglio direttivo dell’associazione Wilderness, con voto unanime, ha delegato Massimo Zaratin a rappresentare l’associazione in Veneto a riconferma del delirio che ormai si è impossessto di questa associazione marginale (19/10/10)

Accanito sostenitore delle tradizioni, fervente ammiratore di un gioiellino di cultura venatoria come Sergio Berlato, propugnatore delle deroghe illegali e scioppettatore di piccoli uccellini, ecco il novello Messio dell’ambientalismo veneto, “fiore all’occhiello dell’ecologismo mondiale”. Bonta’ sua.

Con una sorta di messianico discorso di insediamento, ci illumina sulla differenza tra “biocentrismo individualistico” e "biocentrismo olistico” che sdogana qualsiasi considerazione tica dal mondo naturale. La natura, dove “l’uomo esercita le sue passioni”, è “neutra ed estranea al concetto di bene e male” all’interno della quale “ognuno recita la sua parte, con il ruolo biologico temporaneo affidatogli nel cerchio della vita”. E la morte, di chiunque, non è per nulla traumatica: anzi, ritenerla tale è un “handicap tutto umano quello di considerare la morte come fine di un qualcosa e non piuttosto come semplice passaggio ad uno stato diverso all’interno del “cerchio”.

Riassumiamo: quando l'uomo va a caccia sta esercitando una passione in un mondo naturale di cui fa parte e nel quale non esiste bene o male. Quando spara a quello che mi passa davanti il cacciatore sta solo giocando una parte (guarda caso la mia è sempre quella di chi spara…) che gli è stata affidata (oibo’, il Messia ci è stato inviato dal Padre!)

Il nostro fine intellettuale certamente si diversifica nel linguaggio dai suoi omologhi trogloditi che mediamente si esprimono in dialetto e per monosillabi rauchi, ma non nella sostanza. Questa imbellettamento intellettuale serve assai a poco se non per riqualificare una barbarie inventandosi di sana pianta due cose.

La prima è la “wilderness” (in Veneto? L’ha confuso con la Kamchatka!); la seconda è un presunto mondo naturale primigenio, in cui l’uomo-cacciatore è parte integrante dei meccanismi naturali, ne’ piu’ ne’ meno come un lupo nelle foreste dello Yukon. Se qualcuno di voi ha visto in questo fine settimana cacciatori che cercavano fagiani dall’allevamento lungo i bordi delle strade, o quelli che posteggiano il SUV per andare al capanno e sparare a qualche uccelletto, si è certamente sbagliato: i “cacciatori veri” erano immersi nella wilderness (veneta, ovviamente!) e cosi’ ben integrati nell’ambiente da non essere visibili alle persone normali…

Dulcis in fundo, ecco il magnifico contributo delle doppiette all’ambiente: dopo avere seminato ogni anno migliaia di tonnellate di piombo (tossico) nell’ambiente e avere abbandonato ovunque centinaia di migliaia di bossoli di plastica e metallo, hanno organizzato una gita per raccattare cartacce! Straordinario, cosa non sarebbe il nostro paese senza di loro? Forse un posto migliore

“L’AIW è una associazione ambientalista riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente la cui filosofia, vecchia di 200 anni, rappresenta per l’Italia ancora una novità in termini di conservazione e salvaguardia del territorio. In America, oltre a collaborare attivamente con i cacciatori ed i pescatori, lavora in sinergia con le altre associazioni ambientaliste e rappresenta il vero fiore all’occhiello dell’ecologismo mondiale. In Italia invece è spesse volte avversata dalle altre organizzazioni in quanto il pensiero che sorregge la filosofia Wilderness, estremamente ben strutturato, completo e ricco di argomentazioni ragionevoli, stride con gli enormi interessi che ruotano attorno alle zone protette della nostra nazione.

La prima cosa che viene in mente a qualsiasi cittadino (figuriamoci agli animalisti) quando sente di parlare di un ambientalista cacciatore è quella di considerare tale binomio, ambientalismo e caccia appunto, un’antitesi, un ossimoro. Non lo è per noi che conosciamo bene la realtà delle cose!

Perché allora sono così convinto che quel binomio sia non solo una formula azzeccata ma addirittura vincente e fondamentale per una corretta salvaguardia della natura e delle attività che si praticano? Due principalmente sono i motivi: Il primo è teorico, il secondo pratico!

Ho spiegato varie volte come l’Italia, caso forse unico nell’occidente, non sia ancora attrezzata di un ambientalismo serio e ragionevole. La tendenza ideologica che sorregge le argomentazioni degli ambientalisti tradizionali punta troppo all’animalismo e così finisce per perdersi in un biocentrismo individualistico che, per cultura d’estrazione, quella urbana, esclude sempre più le attività naturali dell’uomo, arrivando talvolta a considerarlo quale piaga del pianeta.

Forse in qualche caso lo è, ma non è certo l’uomo umile che vive con la terra ed in essa vi pratica le sue passioni. Tuttavia la mia visione non è neppure antropocentrica…io non considero, filosoficamente parlando, la vita dell’uomo “superiore” a quella di altri esseri viventi, vegetali compresi. Non penso affatto che l’uomo debba uccidere perché si sente in diritto di farlo in quanto “essere superiore”. Considero semplicemente la “natura”, neutra ed estranea al concetto di bene e male, come un tutt’uno d’eterno ove ognuno recita la sua parte, con il ruolo biologico temporaneo affidatogli nel cerchio della vita; “handicap” tutto umano quello di considerare la morte come fine di un qualcosa e non piuttosto come semplice passaggio ad uno stato diverso all’interno del “cerchio”.

Una visione questa che si avvicina molto a quella del biocentrismo olistico e che ritengo appartenere in questi spirituali concetti anche alla Wilderness. Il secondo motivo è pratico: la caccia, pur essendo la passione che più mi coinvolge, non è l’unica attività rurale che
pratico. Tutto ciò che ha a che fare con un contatto diretto e “vivo”con la natura mi appartiene e come me, penso la maggior parte dei cacciatori. Ciò significa che in natura noi dobbiamo andarci a fare qualcosa e difficilmente la frequentiamo in uno stato esclusivamente contemplativo come accade al turista.

Le attività che pratichiamo (non solo la caccia quindi) ci ritornano benessere interiore, pace, serenità e queste condizioni d’animo ottenute grazie a questi contatti diretti con la natura, non possono che riflettersi positivamente in tutti gli aspetti della vita di un uomo, compreso quello spirituale. La Wilderness, la natura selvaggia, ci appartiene ed è dentro ognuno di noi. Preservare le zone selvagge, la condizione geografica, e le attività naturali, quegli stati d’animo sopradescritti, è un impegno che dobbiamo sentire sempre più forte in noi.

Sulle basi di questo movente non c’è quindi da stupirsi se i fondatori delle più grandi associazioni ambientaliste mondiali siano stati proprio dei cacciatori e dei pescatori; associazioni la cui ideologia si è successivamente “inquinata” a seguito di una sempre più crescente cultura ambientalista nata nelle grandi città e quindi sprovvista degli elementi necessari per recepire quell’”energia” scaturente dallo scambio diretto e reciproco natura-uomo.

Questo è il concetto di filosofia Wilderness che dobbiamo diffondere, in sinergia con tutte le forze sociali che appartengono al nostro mondo. Diverse altre associazioni ambientaliste stanno perseguendo la strada del “nuovo ambientalismo” ed il “Coordinamento Nazionale per la difesa e la promozione della Cultura Rurale” è riuscito in neanche un anno a far rapportare tra di loro le maggiori componenti sociali che rappresentano la ruralità in Italia. Dobbiamo proseguire su questa strada e portare il nostro impegno ai massimi livelli, con l’aiuto delle associazioni venatorie, tutte, nessuna esclusa, che potrebbero, volendo, e con il minimo sforzo, dimostrare all’Italia ciò che già in parte fanno. Colgo quindi l’occasione per lanciare anch’io da queste pagine la mia proposta di “unità” del mondo venatorio; una proposta un po’ diversa da tutte quelle sentite finora: uniamoci in nome dell’ambiente.

La potenzialità per certi versi ancora inespressa delle associazioni venatorie sta nell’ottimo radicamento su tutto il territorio nazionale e sulla partecipazione alle varie attività dei propri
associati. Nei circa 8000 comuni italiani c’è sicuramente la presenza di una o più sezioni facenti capo a qualche associazione venatoria. Si stanno moltiplicano anno dopo anno le giornate ecologiche per la pulizia di boschi, torrenti, pianure e gli artefici sono proprio i cacciatori che dedicano tempo ed impegno in queste attività.

Ormai, quasi tutte le sezioni comunali o provinciali si stanno attivando almeno una volta l’anno in una vera e propria attività di volontariato dai risvolti sociali ed ambientali importantissimi ma che purtroppo passa quasi sempre inosservata (a parte qualche raro caso di ritorno d’immagine sulla stampa locale) perché ognuno si sceglie una giornata a caso durante l’anno. Ebbene! Organizziamo una giornata nazionale di pulizia del territorio coinvolgendo tutte le associazioni venatorie e le altre forze sociali interessate all’evento. La “giornata ecologica nazionale” si può organizzare (coinvolgendo anche gli ATC) in un incontro di mezza giornata con i presidenti nazionali perché queste cose noi già le facciamo, ma non le abbiamo mai fatte in un giorno dedicato, con un unico ufficio stampa, con valide persone che si occupano di coordinare il tutto.

L’evento non avrebbe precedenti nella storia dell’ecologismo italiano, né paragoni con quelli fatti finora dagli ambientalisti tradizionali. Abbiamo la possibilità di arrivare in ogni comune
d’Italia, coinvolgendo il rispettivo sindaco, per ripulire in un sol giorno l’intera Italia. Dimostreremo che se gli ambientalisti tradizionali sensibilizzano le piazze delle grandi città con gli orsacchiotti (a pagamento), noi ripuliamo l’Italia gratuitamente.

In quel giorno non passeranno inosservate le decine di migliaia di persone sparse in tutt’Italia che raccoglieranno tonnellate di rifiuti, escluso ovviamente nei parchi. Interesseremo le associazioni ambientaliste che sono sedute al tavolo della ruralità; chiederemo alle organizzazioni nazionali dei pescatori di occuparsi dei fiumi, agli agricoltori delle loro campagne, ai fungaioli dei loro boschi e così via in un evento nazionale ambientalista senza precedenti…e o faremo prima dell’apertura della stagione turistica in maniera da dimostrare i veri motivi che spingono a visitare il nostro bellissimo territorio.

Fin da subito offro la mia completa disponibilità.
Massimo Zaratin”

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