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Assassino, ma in realtà vittima

Ci è stato inviato da un anonimo che si definisce semplicemente "un cacciatore" questo messaggio (l'originale è firmato, ma non sapendone la provenienza lasciamo solo le iniziali dell'autore) sulla strage di Genova. E' un testo delirante, dove l'omicida diventa vittima, la legge un'opinione di incompetenti, il maltrattamento una prova di virile amicizia. E' lo specchio di una sottocultura - un po' sorprendente se è vero che l'autore si qualifica come un veterinario, ma qualcuno potrebbe osservare che una laurea non crea automaticamente una persona sensata - assai diffusa in quel mondo venatorio rimasto ancorato al medio evo. Purtroppo con le armi del XXI secolo in mano...

"Mi giungono mail dove viene asserito che Renzo Castagnola era un brav'uomo, amava i suoi cani come figli, era perseguitato, stava facendo cambiamenti al suo canile e..e..vogliamo continuare senza imparare dai fatti, senza riflettere e cercare di capire e..si continua a seminare odio e poi se si raccoglie tempesta allora non lo vogliamo accettare, non è accettabile ma è andata così, a volte la realtà trascende l'immaginazione.

Non deve succedere, oggi 3 famiglie piangono, si è aggiunto odio nell'odio a causa di un concetto diversamente visto da due culture contrapposte, una animalista e progressista e una rurale, contadina e conservatrice. Due facce di gente cresciuta in due ambienti diversi, due mondi che non vogliono parlare tra loro, e che nemmeno vengono aiutati dalla cultura, dalla società, dalla politica e dalla stampa a parlare tra loro.

E i cani nel nome dei quali è successo quello che non deve succedere, nel nome di un loro presunto benessere diversamente interpretato, sono destinati a finire in un canile 4×4 mq. vitto e cuccia.

Ma loro sono cani sportivi, nati e selezionati per correre un giorno intero, così li abbiamo voluti e formati in un passato dove stanno le nostre radici, forse per loro non è così importante avere mezzo metro di catena in più e una cuccia più spaziosa ma poter disporre di terreno da battere, fiutare, inseguire e scagnare, cosa che hanno fatto fino all'altro giorno e non faranno più assieme ad un uomo cacciatore che parlava con loro, che con loro condivideva la fatica, i rischi ed il piacere di predare.

E' stato un gesto estremo, inaccettabile ma che urla un messaggio, il profondo amore che lega il cacciatore al proprio ausiliare e una ben diversa interpretazione del loro benessere, che deriva da una cultura che vogliamo dimenticare ma che era quella dei nostri padri e nonni. Forse è venuto il giorno di fare la pace, di parlare, di isolare gli estremismi, di comprendere che la soluzione di un problema vecchio come il mondo, il rapporto tra l'uomo e gli animali, non si risolve salvaguardando questa o quella specie solo perché sinantropa o simpatica, che umanizzare un animale non è detto sia benessere, è solo il risultato di un adattamento di quella specie ad una condizione che gli imponiamo.

Comprendere un animale per il momento è sola e pura presunzione di una specie animale, la nostra che si definisce sapiens ma che quando pensa ed agisce come un animale viene definita pazza. Io sono G.D., veterinario."

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