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Abruzzo: allevatori con licenza di uccidere

I coordinatori provinciali de L'Aquila della Lega Nord, Di Simone e Marganelli, lanciano una proposta geniale: consentire agli allevatori di difendere le mandrie con le armi. Una logica da Far West che per salvare qualche pecora condannerebbe a morte la piu' importante risorsa turistica edlla Regione. Geniali! (25/10/10)

L'idea piu' stupida del mondo e' targata, ma non e' una sorpresa, Lega Nord e riguarda l'Abruzzo. A proposito, Lega Nord? In Abruzzo? Ma dove inizia e dove finisce questo "nord"? I due piccoli difensori della "identita' culturale" abruzzese prima di tutto ci spiegano che a causa dei lupi nessun giovane vuol piu' fare il pastore. Sicuramente e' a causa dei lupi, perche' nel resto d'Italia, dove i lupi non ci sono, i giovani sgomitano e fanno la fila per potere fare il pastore. Nel terzo millenio, in uno dei paesi piu' industrializzati del mondo, fare il pastore e' una attivita' inevitabilmente marginale e forse in via di estinzione, sorpassata dalla storia, indipendentemente da lupi e orsi. Secondo: per salvare il "turismo enogastronomico" bisogna sparare ai lupi. Complimenti per la proposta, anche dal punto di vista economico: se si cancellano le due specie simbolo del Parco il turismo andra' a picco e i vostri simpatici ristoranti resterannno deserti, anche se ben riforniti di costine d'agnello...

"Proponiamo agli organi competenti, di permettere agli allevatori abruzzesi di difendere con tutti i mezzi le proprie mandrie, anche con le armi". Lo afferma in una nota la Lega nord Abruzzo, coordinamento provinciale dell'Aquila, a firma dei segretari Nicola Di Simone e Andrea Marganelli, dopo le proteste degli allevatori in area Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise per le numerose predazioni e i relativi indennizzi.

"La politica per la tutela dell'ambiente intrapresa da oltre un ventennio - spiega Di Simone - ha finito per piegare definitvamente l'allevamento e l'attivita' agricola nei paesi di montagna, determinandone la scomparsa. Nessun giovane si sognerebbe mai di intraprendere una simile impresa, visti i costi e i ricavi determinati dagli assalti degli animali protetti e dalla crisi del settore".

"Purtroppo - continuano dalla Lega Nord - questo va a causare una perdita di identita' culturale e di tradizioni che l'Abruzzo non puo' permettersi, visti anche gli importanti investimenti su scala regionale per la tutela del turismo enogastronomico".

Stando ai coordinatori della Lega nord Abruzzo, l'indennizzo del 30 per cento in caso di capo predato la cui refertazione non fa ricondurre all'azione di lupi o orsi, e' "l'ennesima elemosina elargita dal magnanimo Parco Nazionale d'Abruzzo, che al danno subito aggiunge la beffa dei pochi spiccioli dati a titolo di rimborso".

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