UE “ipocrita” finanzia la pesca al tonno rosso

Da una parte si fa portavoce degli appelli del mondo scientifico per ridurre drasticamente la pesca al tonno rosso, dall’altra finanzia a piene mani le flotte pescherecce. Le contraddizioni dell’Unione europea (23/12/09)

La scandalosa notizia esplode a seguito di una interrogazione parlamentare fatta dall’eurodeputato Verde Raül Romeva i Rueda al Commissario per la Pesca, il maltese Joe Borg. Secondo la risposta fornita ufficialmente dalla Commissione, dal 2000 al 2008 un totale di 34,5 milioni di euro è stato destinato dalla UE al finanziamento delle flotte pescherecce impegnate nella pesca al tonno rosso.

La Spagna è il paese che ha ricevuto i maggiori sussidi (quasi il 50% del totale), seguita da Francia e Italia. Tra gli altri paesi beneficiari, Cipro, Malta e la Grecia.

23 milioni di euro sono stati destinati alla costruzione di nuove navi, incluse le piu’ moderne, in grado di sbarcare ogni volta 100 tonnellate di pescate. 10,5 milioni sono finiti ad ammodernare la flotta esistente, accrescendo la sua capacita’ di individuare e catturare i tonni. Solo 1 milione di euro è stato destinato per la “rottamazione” di navi da pesca, appartenenti a piccoli pescatori impegnati in operazioni limitate di pesca.

La sovra capacita’ della flotta peschereccia europea è una delle cause che hanno portato all’eccesso di pressione sugli stock di tonno rosso, portando la specie – a detta degli scienziati – alle soglie dell’estinzione economica se non si assumono immediatamente provvedimenti draconiani. La situazione attuale, risultante da questi generosi aiuti europei, è che la capacita’ di pesca al tonno rosso della flotta europea ammonta al momento a quasi 22.000 tonnellate/anno, contro un tetto al prelievo – ritenuto ancora eccessivo dagli scienziati – di 12.400 tonnellate/anno.

Questo eccesso di pesca si trascina da decenni. Gia’ nel 1969 era stato creato l’International Council for the Conservation of Atlantic Tuna (Iccat) a seguito delle preoccupazioni circa la sostenibilita’ della pesca nelle aree del mediterraneo dove il tonno viene a riprodursi.

A partire dal 1955 la popolazione di tonno rosso si è ridotta a un quarto, ma è dal 2002 che si è assistito a un vero e proprio crollo. Dal 2001 a oggi la taglia media del tonno pescato si è ridotta della meta’. In ottobre un report pubblicato da un panel di scienziati ha riportato che la popolazione di tonno aveva raggiunto il 15% del suo livello pre-pesca industriale tanto da fare qualificare la specie per l’inserimento nel regime di protezione garantito dalla Convention on International Trade in Endangered Species (CITES), una proposta che è stata formalmente avanzata dal Principato di Monaco e che sara’ ufficialmente discussa a marzo 201. Un proposta a cui l’Italia si è decisamente opposta ma che ha trovato il sostegno dell’Unione europea (la stessa che ha finanziato le flotte che hanno contribuito a generare il problema!).

Un aspetto interessante - ma non sorprendente - di questa storia è che i sei paesi europei che hanno ricevuto sussidi per le loro flotte pescherecce (Spagna, Francia, Italia, Cipro, Malta, Grecia), sono gli stessi sei che hanno votato in sede europea contro il sostegno della proposta di inserire il tonno rosso nella CITES!

Occorre osservare che le cifre gia’ sufficientemente scandalose, rivelate dalla Commissione europea non rappresentano il quadro completo dei sussidi ricevuti dal settore. Mancano infatti gli aiuti nazionali, che possono essere altrettanto consistenti.

Il paradosso finale è che dopo avere investito decine di milioni di euro di soldi pubblici per potenziale le flotte che hanno portato alle soglie dell’estinzione il tonno rosso, la UE ha ora deciso di finanziare il “depotenziamento” di queste flotte. Cosi’ dopo aver regalato soldi pubblici ai predoni del mare per armarli, adesso gliene si regalano degli altri per disarmarli.

Un caso non unico nella storia della UE: anni fa era circolata la storia che l’Europa spendesse per finanziare i propri produttori di tabacco molto di piu’ di quanto non spendesse per sostenere campagne per la lotta ai tumori. Il tabacco prodotto, di pessima qualita’, non trovava sbocco presso i principali produttori di sigarette, ma veniva venduto sottocosto ai paesi poveri!

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