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Il Giappone riprende la caccia alle balene

Dopo avere battuto in ritirata dall'Antartico tallonata da Sea Shepherd e avev solennemente promesso di lasciar perdere la caccia alle balene in nome di "ricerche scientifiche" cui nessuno crede, il Giappopne - martoriato dai disastri naturali, ambientali ed economici - scende di nuovo sul sentiero di guerra, ma verso nord. Una pervicacia che sarebbe degna di migliore causa (13/06/11)

L'impegno di Sea Shepherd aveva fatto chiudere anticipatamente a febbraio la caccia alle balene del Giappone nell'antartico. Il portavoce del governo Giapponese, Makoto Inoue, in una conferenza a Tokyo, aveva dichiarato: “A partire da subito il Giappone non condurrà più ricerche scientifiche sulle balene che richiedono la cattura e la dissezione. Il Ministero della Pesca, delle Foreste e dell'Agricoltura ha revocato tutti i permessi per la ricerca sulle balene. Non possiamo negare che la caccia alle balene danneggia l'immagine del nostro paese di fronte alla Comunità Internazionale”.

Ebbene, sono passati solamente quattro mesi da queste dichiarazioni e il Giappone decide di fare un passo indietro; tre navi della flotta, capitanate dalla Nisshin Maru, salpano di nuovo fino a fine agosto per uccidere 260 balene, tra cui 100 balenottere minori. Secondo il fantoccio "Institute of Cetacean Research" (Istituto di Ricerca sui Cetacei) sarebbe la 18° spedizione "scientifica" a nord-ovest del Pacifico; le balene verranno uccise per studiare il contenuto dei loro stomaci, il Dna e altre informazioni. L'Istituto ha dichiarato ai media giapponesi che finora non c'è stata nessun attività di ostruzionismo nel nord-ovest del Pacifico ma non “possiamo garantire che la zona sia sicura”.

Ricerca scientifica un accidenti. In verità non ha mai prodotto risultati che possano essere definiti scientifici e la carne di questi enormi cetacei finisce nei ristoranti e nei supermercati. Il concetto di “caccia per fini scientifici” è stato ovviamente introdotto per aggirare la moratoria internazionale del 1986 che vietava la caccia alle balene per fini commerciali. Sono numerose le nazioni che non sostengono il Giappone in questa sua "attività di copertura"; in teoria la caccia alle balene viene praticata per scopi scientifici, in pratica i giapponesi sono mossi esclusivamente da scopi commerciali e la carne di questi enormi Cetacei finisce nei ristoranti e nei supermercati. E ci resta: la maggioranza dei giapponesi non mangia carne di balena ed il suo consumo è stato infatti una nefanda "invenzione" americana per nutrire un paese stremato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Quindi "tradizione" un accidente, semmai un pezzo di storia da dimenticare!

La battaglia prosegue anche per le vie legali. Il 9 maggio, il procuratore generale dell'Australia Robert McClennand ha dichiarato che “l'Australia depositerà una richiesta presso la Corte Internazionale di Giustizia. Benché l'Australia abbia
chiesto diverse volte al Giappone di porre fine alle sue attività illegali di pesca alla balena, il Giappone non ha mai risposto agli appelli”. L'Australia fornirà, dunque, alla Corte dell'Aia le prove che il Giappone viola continuamente il divieto dell'International Whaling Commission (IWC) di caccia alle balene a scopi commerciali e viola il divieto di cacciare le balene nei santuari dei cetacei dell'Oceano Australe. Inoltre, il governo australiano dichiara che la mattanza dei cetacei lede anche gli interessi economici del paese.

Il vero "business" legato alle balene è quello del whale watching. Con l'inizio dell'inverno australe nel Nuovo Galles del Sud si apre il periodo del whale watching, in cui tantissimi turisti accorrono per osservare le balene che migrano dalle acque meridionali fino ai mari più caldi del Nord. La migrazione prosegue nei mesi di luglio e agosto, mentre da settembre fino a novembre le balene tornano di nuovo verso Sud, regalando a tutti gli appassionati uno spettacolo stupefacente. Il Giappone avrà un anno di tempo per presentare una contro-richiesta alla Corte di Giustizia dell'Aia.

Considerato che la caccia alle balene per il Giappone è un costo, è abbastanza curioso che dopo i disastri di terremoto, maremoto e incidente nucleare, il paese del Sol Levante abbia ancora la voglia e l'energia di spendere soldi e inimicarsi il mondo per una questioone "di principio" come la caccia alle balene. Ma in fondo che i giapponesi avessero la testa dura e un orgoglio inossidabile lo sapevamo. Vediamo per quanto tempo la stupidità nipponica continuerà a produirre danni prima di essere finalmente colata a picco.

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