Balene: resta il divieto di caccia

Fallito il tentativo dei paesi balenieri di sdoganare la caccia commerciale. Il bando resta, come restera' la caccia di Giappone, Norvegia e Islanda giustificata da una "ricerca scientifica" che non ha mai prodotto nulla. Alle spalle un business inesistente ma l'arroganza di chi si aggrappa a "tradizioni" che non hanno alcun senso e giustificazione (24/06/10)

Ormai e' diventata una moda che accomuna una bella fetta di imbecilli in tutto il pianeta. Quando non esiste un argomento serio con cui giustificare il proprio comportamento ci si appella alla "tradizione" come passe partout per sdoganare qualsiasi infamia.

Se ne fanno paladini i bifolchi della doppietta che berciano per sparare agli uccellini, se ne fanno paladini gli arrogandi predoni con gli occhi a mandorla che allegramente cacciano balene in aree protette giurando che e' "a scopo di ricerca". Una ricerca che non ha MAI prodotto dei risultati, ma ha rifornito supermercati, ristoranti e soprattutto celle frigorifere.
 
L'ipotesi di un accordo tra balenieri e anti-caccia è fortunatamente franata dopo 48 ore di riunioni ininterrotte. Ad Agadir, in Marocco, il vertice per decidere il futuro delle balene si concluderà ufficialmente domani, ma di fatto si è già arreso di fronte all'evidenza: non c'è intesa possibile tra chi vuole continuare a cacciare i giganti del mare sopravvissuti a secoli di sterminio e il fronte degli ambientalisti sostenuto con particolare forza da Europa, Australia e Nuova Zelanda, ma appoggiato anche dagli Stati Uniti e dai paesi leader dell'America latina.

Vivaddio, esistono ancora paesi civili e responsabili e ni ne facciamo aprte, almeno in questo frangente (ma solo perche' da noi nessun pescatore ha ancora chiesto di cacciare balene...).

Con ogni probabilità la riunione della Commissione baleniera internazionale getterà la spugna congelando lo stato di fatto: la caccia alle balene è vietata dal 1986, ma continua ad essere praticata da Giappone, Norvegia e Islanda che si auto-assegnano delle quote giustificandole come "prelievo per motivi scientifici": 35 mila balene sono state uccise in 24 anni ufficialmente per le analisi, di fatto per il sushi.

L'Islanda dovrebbe presto uscire dal club se persiste nelle sue ambizioni di aderire all'Unione europea: la caccia alle balene e' incompatibile con l'adesione all'Unione europea perche' viola apertamente una delle principali norme UE a tutela dell'ambiente che mette sotto stretta protezione le balene. Quindi o Europa, o balene. Gia' l'Europa dovra' prendersi sul gobbo un pugno di bancarottieri biondi, ci manca solo che siano pure balenieri.

Un'ipocrisia che i rappresentanti degli 88 paesi aderenti alla Commissione baleniera hanno provato a sanare con scarso successo. Del resto il testo in discussione era stato subito sepolto dalle critiche. La proposta consisteva in una piccola riduzione delle quote illegittime in cambio della loro legalizzazione: uccidere qualche balena in meno ma avendo il diritto di farlo.

L'idea ha fatto infuriare gli australiani che considerano il whale watching una bandiera nazionale e conoscono molte balene per nome. Il 31 maggio scorso Camberra ha presentato un ricorso alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja in cui si afferma "non vogliamo che le balene continuino ad essere uccise in nome della scienza nell'oceano australe". Sulla stessa posizione è la Nuova Zelanda.

Una sfida aperta agli australiani avrebbe rischiato di riproporre lo scenario del 2007, quando il Giappone aveva deciso di riprendere la caccia alle megattere, famose per la silhouette facilmente riconoscibile e i salti acrobatici, e Camberra, per bloccare la mattanza, aveva mosso navi e aerei militari in modo da creare una vigilanza continua tra i ghiacci dell'area antartica: una campagna con foto, video, prelievi, calcoli matematici per valutare con precisione quante balene ancora sopravvivono attorno al continente di ghiaccio.

A peggiorare ulteriormente il clima della conferenza di Agadir sono state poi le voci sempre più insistenti sul pressing di Tokio a caccia del sostegno dei piccoli paesi iscritti alla Commissione baleniera. Pochi giorni fa il settimanale Sunday Times ha pubblicato un articolo in cui racconta come i suoi reporter si siano fatti passare per portavoce di un gruppo di pressione riuscendo a documentare i tentativi di corruzione da parte del Giappone: favori contro voti per la ripresa della caccia ai giganti del mare.

Una strategia arcinota quella giapponese che non a caso punta su paesi assolutamente "sfigati" (Saint Kitts e Nevis, Kiribati, Isole Marshall, Costa d'Avorioo, Granada) che non hanno il benche' minimo interesse e la benche' minima competenza per discutere di balene, ma per un tozzo di pane sono pronti ad alzare la mano a comando del loro padroncino.

Il ministro degli Esteri di Tokyo ha sostenuto che il governo giapponese non paga le spese di viaggio di delegazioni di altri paesi. Ma le dichiarazioni dei diretti interessati sul Sunday Times lo smentiscono. Geoffrey Nanyaro, che rappresenta la Tanzania all'Iwc, ha poi aggiunto un altro elemento: massaggi di tipo particolare rientrerebbero nel pacchetto dei benefit offerti a chi si schiera per la caccia alle balene.

D'altra parte se si e' disposti per 24 anni a dire che si ammazzano balene solo per fare ricerca (le baleniere giapponesi grondano sangue ma espongono sulle fiancate l'enorme scritta RESEARCH, ricerca in inglese) non sara' qualche prostituta a ferire la moralita' del sol levante. E le storie di casa nostra insegnano che il sistema e' efficace anche ai massimi livelli: se a Tokyo pensassero che e' un metodo che qui funziona, probabilmente ci proverebbero anche con l'Italia...

La polemica ha scardinato lo schieramento favorevole agli arpioni. A una verifica più attenta si è scoperto che alcuni dei piccoli Stati non avevano pagato la quota annuale e non potevano votare. E, tre giorni dopo la pubblicazione della denuncia sul Sunday Times, il governo di Palau, un arcipelago del Pacifico, ha deciso di ritirare l'appoggio alle proposte giapponesi.

Ieri sera è arrivata la resa. L'Enpa (Ente nazionale per la protezione animali) è stato il primo a dare l'annuncio del fallimento della manovra anti moratoria parlando di sconfitta del Giappone. "Il cosiddetto compromesso era un presa in giro", aggiunge Giorgia Monti, responsabile mare di Greenpeace. "Oggi, in una stagione di normale illegalità, vengono uccise poco più di 1.500 balene. La proposta avrebbe assegnato a Norvegia, Islanda e Giappone la possibilità di massacrare legalmente quasi 1.400 balene l'anno per i primi 5 anni. Non è di questo che c'è bisogno nell'anno internazionale di difesa della biodiversità".

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