Bookmark and Share

Anguille alla diossina nel Garda

Sono ormai numerose le notizie e i dati che dimostrano quanto ormai sia alterato il nostro ciclo dell’acqua: l’inquinamento dell’acqua, attraverso la catena alimentare, arriva all’uomo: perché questa non è una priorità per i nostri politici, a tutti i livelli? (7/02/11)

È allerta diossina per le anguille del lago di Garda. A confermare la clamorosa notizia a «L’Arena» è il sottosegretario alla salute, Francesca Martini. L’onorevole scaligera del Carroccio ha la delega alle «materie della sanità pubblica veterinaria, degli alimenti e della nutrizione», ed è stata delegata dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, a seguire la problematica emersa in questi giorni. Per questo è lei a rispondere alle domande de «L’Arena».

«Ci sono tracce di diossina nelle anguille del lago di Garda. Per il momento non sembra esserci un reale pericolo per la salute dei cittadini, ma posso confermare che stiamo facendo ulteriori studi per approfondire la problematica. Dopo gli accertamenti aggiuntivi che faremo con l’Istituto zooprofilattico di Brescia prenderemo decisioni più precise già nei prossimi giorni». La notizia è scoppiata come una vera «bomba» sul Garda. E le conseguenze della inattesa rivelazione non si faranno attendere.

Nel bacino di acque interne più grande d’Italia vengono compiuti accertamenti periodici, più stretti in estate ma pure in inverno per testare la balneabilità e per controllare non solo la qualità delle acque, ma pure la salute dei pesci che lo popolano.

«Dalle analisi fatte sui prodotti ittici dei laghi», ha proseguito il sottosegretario, «è emersa questa situazione anomala relativa al Garda e che riguarda esclusivamente le anguille. In tutti gli altri pesci, cioè, non sono risultate contaminazioni di alcun genere. I parametri sono tutti nella norma, compresi quelli delle acque del lago».

Ma perché nelle anguille s’è trovata traccia di diossina? «Ancora non lo sappiamo: si stanno valutando varie ipotesi. In quattro campioni di anguille», ha aggiunto la Martini, «ci sono segni di contaminazione. I parametri sono fuori dalla norma anche se, per ora, ci tengo a ribadirlo, non c’è un allarme che riguardi la salute della popolazione».

Da dove arrivi la diossina, però, è ancora un mistero. Della vicenda si stanno occupando tanto la Regione Veneto, che la Lombardia, che la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Verona, come fanno sapere ancora da Roma. «Nei giorni scorsi», prosegue l’esponente della Lega Nord, «c’è già stata una prima riunione con rappresentanti delle due Regioni e di Trento. Posso annunciare già che, venerdì prossimo (11 febbraio), ci sarà un ulteriore incontro di aggiornamento della situazione».

Da quanto si apprende, le anguille proverrebbero indistintamente sia dall’alto che dal medio, che dal basso lago di Garda. La Martini non ha specificato in quale comune siano state pescate anche perché «per il Garda si deve parlare sempre di un unico bacino», ha aggiunto il sottosegretario. Ma saranno emanati provvedimenti rispetto al consumo alimentare di questi pesci che vivono a elevate profondità nel Garda? Ci sarà una ordinanza che ne vieta la pesca, peraltro al momento nel consueto periodo di fermo?

«Tutto questo», ha aggiunto il sottosegretario, «è al vaglio degli esperti delle Regioni e della Provincia Autonoma. Quando avremo un quadro preciso della situazione non tarderemo a prendere provvedimenti. Per il momento voglio ribadire che non c’è un allarme per la popolazione nè una restrizione sul consumo». Ma i cittadini possono mangiare le anguille del Garda o, cautelativamente, è preferibile starne lontani finché tutto non sarà più chiaro? «Per il momento è giusto e doveroso che i cittadini sappiano di questa anomalia della situazione. Restrizioni ufficiali non ce ne sono, ma lasciamo alla coscienza di ciascuno come regolarsi».

«Bisogna risalire in fretta alle cause della contaminazione da diossine delle anguille del Lago di Garda – dichiara Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – e intervenire perché vi siano controlli più stringenti.

Le analisi che annualmente Legambiente effettua sul lago di Garda sono rivolte alla qualità delle acque e non potevano quindi rilevare questa situazione di inquinamento. Ora però gli enti devono prendere i provvedimenti necessari per tutelare la salute dei cittadini. Bene le Conferenze dei Servizi se sono in grado di prendere decisioni che vadano a tutelare la salute dei cittadini”.

Più che di diossine – conclude Bertucco – dobbiamo parlare di PCB (policlorobifenili), sostanze che non hanno una origine naturale, è delle quali è più difficile stabilirne la provenienza, anche perché, come è noto, non sono solubili in acqua e tendono a precipitare nel fondo ed a rimanervi anche per lunghi periodi, a causa della scarsa bioegradabilità. I Pcb sono stati largamente impiegati come oli, isolanti e capaci di prevenire incendi, nei trasformatori e condensatori, quindi nelle acciaierie e nelle centrali elettriche, nonché nei motori di automobile.

In passato (ma forse ancora oggi), la sostituzione di questi oli dielettrici avveniva scaricando in ambiente quelli esausti, come pure quando si trattava di demolire impianti vecchi o rottamare automobili. Dunque i Pcb, in vario modo e in diversi periodi rilasciati indirettamente o direttamente nel lago, si depositano sui limi del fondo ed entrano nella catena alimentare soprattutto attraverso quei pesci, come le anguille, che vivono e si cibano su quei limi».

Commenti

Tutela Fauna Copyright & Disclaimer