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Zanne d’elefante e corni di rinoceronte : riaprire il commercio internazionale?

A fronte della strage di rinoceronti in Sud Africa, si riaffaccia l’ipotesi di aprire di nuovo il commercio dei loro corni. Per i sostenitori dell’iniziativa, un modo per portare denaro nelle casse esangui di alcuni paesi africani, estromettere la criminalità internazionale dal giro e proteggere i rinoceronti. Ma noi non ci crediamo (26/04/12)

Il Sud Africa é il paese che ospita il maggior numero di rinoceronti in Africa: 18.780 nel 2010, 4.531 dei quali «privati», ovvero presenti nelle «game farms», sorte di parchi privati che accolgono i turisti che vogliono vedere gli animali.

Di questi rinoceronti, nel 2011 ne sono stati uccisi dai bracconieri 450 ; se prosegue la tendenza evidenziata dai primi dati del 2012, il bilancio quest’anno potrebbe essere ncora più drammatico, raggiungendo quota 600.

I due corni di un rinoceronte bianco, la specie più diffusa, assieme pesano circa 6kg. Quelli di un rinoceronte nero, 2,5kg. Il loro valore commerciale sul mercato finale in Asia é di 65.000 dollari al kg (50.000 euro). Facendo un paio di conti, i 600 rinoceronti potenzialmente uccisi nel 2012 renderebbero  3.600 kg di corni per un valore complessivo di 234 milioni di dollari (180 milioni di euro).

Tutto il traffico – dal bracconaggio al trasporto allo smercio nei mercati di destinazione – é nelle mani di potenti organizzazioni criminali internazionali che usano qualsiasi mezzo : da bande di disperati trasformati in gruppi di guerriglieri ben armati, agli elicotteri, alla corruzione di guardie e funzionari addetti alla vigilanza nei parchi o alle dogane, falsificazione di documenti , ecc.

Rispuntano quindi i fautori della liberalizzazione del commercio dei corni di rinoceronte che basano la loro proposta su questi elementi:

  1. la loro vendita rende un sacco di soldi che, lasciandone il commercio in mano a organizzazioni criminali, non beneficiano in alcun modo i paesi che potrebbero direttamente introitare i 234 milioni di euro o quantomeno tassarli: vista la povertà diffusissima in Africa, una tale fonte di reddito non è da sottovalutare;
  2. la legalizzazione stroncherebbe il monopolio delle organizzazioni criminali internazionali, farebbe probabilmente crollare i prezzi rendendo il business meno appetibile e non danneggerebbe la lotta ai traffici illegali, che anzi potrebbe disporre di maggiori risorse;
  3. il corno del rinoceronte puo’ essere tagliato e ricrescere; si aprirebbe quindi la possibilità di un allevamento “industriale” di rinoceronti che verrebbero periodicamente “scornati” né più né meno di come si allevano le pecore per tosargli la lana;
  4. ci sarebbe un pieno controllo del mercato da parte delle autorità, con informazioni precise e non un mercato nascosto di cui non si conoscono i reali meccanismi.

Argomentazioni ragionevoli, per nulla lontane da quelle di chi sostiene la liberalizzazione del commercio della droga, apparentemente realistiche e convincenti.

La proposta trova anche una dura opposizione da parte di molti esperti e organizzazioni ambientaliste. Una posizione che ci sembra decisamente da condividere per una serie di motivi fondamentali.

In primo luogo, la creazione di un mercato “perfetto” dove esistono solo allevatori autorizzati che periodicamente “scornano” i propri rinoceronti, inviano il prodotto in Asia attraverso canali commerciali legali, incassano i soldi e ci pagano le tasse, parte delle quali verrà utilizzata anche per proteggere l’ambiente e i rinoceronti selvatici ci pare una straordinaria illusione.

È molto più probabile che il mercato ufficiale nasca solo come paravento dietro al quale nascondere molto più agevolmente le attività illegali. Quanto sarà difficile duplicare i documenti di un corno di rinoceronte bracconato, trasformandolo in “legale”? Un vantaggio del bando è che qualsiasi corno di rinoceronte è illegale, non ci sono scappatoie. Con quelli “legali”, anche quelli “illegali” avranno vita facile nel riciclarsi a meno di non creare complicatissimi (e costosissimi) sistemi di controllo basati sul DNA.

In secondo luogo, crediamo davvero che grandi organizzazioni criminali che lucrano centinaia di milioni di dollari all’anno da questo traffico alzino bandiera bianca e lascino perdere il giorno che nascono gli “allevamenti legali”? Faranno una mesta cena commemorativa per ricordare i bei vecchi tempi che ormai non sono più, o cercheranno di trarre magari maggiori profitti da questo nuovo sistema che gli permette di cacciare illegalmente ma poi commerciare legalmente?

Per quanto le argomentazioni dei fautori del commercio siano razionali, si basano su un’ipotesi irrazionale: che la nascita del commercio legale estirpi i traffici illegali.

L’unica soluzione è e resta una repressione sempre più efficace del fenomeno soprattutto nei paesi asiatici di sbocco, molti dei quali non si sono affatto seriamente mobilizzati su questo tema. Le pene per chi importa o detiene corni di rinoceronte sono troppo lievi rispetto ai potenziali guadagni, le organizzazioni criminali godono di connivenze che le proteggono, l’applicazione della legge e i controlli sono quasi inesistenti.

È sui mercati asiatici che si difende il rinoceronte, non negli allevamenti suafricani.

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