Il rapporto “Ridotti a pelle ed ossa” (Reduced To Skin And Bones) mostra che da gennaio 2000 ad aprile di quest'anno sono state sequestrate dalle autorita’ parti appartenenti a 1.069-1.220 tigri in 11 dei 13 paesi che ancora ospitano popolazioni allo stato selvatico. Una media agghiacchiante di 104 – 119 animali all'anno.
Degli 11 paesi, India, Cina e Nepal hanno registrato il più alto numero di sequestri di parti di tigre. L'India guida la classifica col numero di gran lunga più alto di sequestri, 276, provenienti da 469 - 533 tigri. La Cina, con 40 sequestri corrispondenti a 116-124 tigri, occupa il secondo posto. Il Nepal, con 39 sequestri corrispondenti a 113-130 tigri è terzo.
“La metà delle tigri selvatiche al mondo vive in India: non è quindi una vera sorpresa che il paese abbia il numero più alto di sequestri. Un alto numero di sequestri puo’ indicare alti livelli di commercio o un’efficace lavoro di indagine e repressione, o una combinazione di entrambi, ma certamente mette in evidenza che le tigri in India fanno fronte a una pressione grave da parte del bracconaggio” ha dichiarato Pauline Verheij, Tiger Trade Programme Manager per WWF/TRAFFIC, autrice della relazione.
Le parti di tigre sequestrate vanno dalle pelli agli scheletri e perfino animali completi, sia morti che vivi, ossa, carne, artigli, denti, crani, peni ed altre parti del corpo. Questi sono usati da varie culture per decorazione, nelle medicine tradizionali e come portafortuna o per fare incantesimi.
“In primo luogo, la relazione dimostra che il commercio illegale di parti di tigre continua nonostante considerevoli e ripetuti sforzi per contrastarlo da parte di molti governi e molte organizzazioni” ha dichiarato Mike Baltzer, capo dell’iniziativa del WWF “Tigers Alive”.
“Chiaramente gli sforzi per l’applicazione delle norme di tutela fin qui sono stati inefficaci o non hanno costituito in impedimento sufficiente ai traffici illeciti” ha aggiunto Baltzer. “Non solo il rischio per bracconieri e trafficanti di essere presi dalle forze dell’ordine deve aumentare significativamente, ma i sequestri e gli arresti devono anche essere seguiti da processi rapidi e da condanne adeguate, riflettendo la gravità dei crimini commessi contro le tigri”.
La relazione inoltre nota un numero crescente di sequestri in Indonesia, Nepal, Tailandia e Vietnam. Nella relazione alcune aree si distinguono come punti caldi nel commercio illecito, compreso Nepal come paese di transito, India-Birmania, Malesia-Tailandia, Birmania-Cina e i confini Russia-Cina. Inoltre, molti sequestri hanno avuto luogo nel raggio di 50 km da aree protette che ospitano tigri, come quelle del Ghats occidentale, Sundarbans e Terai.
“La buona applicazione delle norme soltanto non risolverà il problema. Per salvare le tigri occorre un'azione coordinata per eliminare la domanda di parti di tigre nei paesi chiave in Asia” ha detto Steven Broad, direttore di TRAFFIC.
Gli autori concludono che gli sforzi d'applicazione fin qui compiuti dimostrano “una mancanza di volontà politica da parte dei responsabili a livello nazionali ed internazionali verso la protezione delle tigri”.
“Un cambiamento di paradigma sull’impegno nella difesa delle tigri è necessario e tutte le parti interessate dovranno impegnare le forze necessarie nell’ambito di un programma coordinato, transfrontaliero e continuo contro le forze che trascinano una delle specie viventi più leggendarie verso all'estinzione” conclude la relazione.
I numeri delle tigri sono in rapida diminuzione a causa dell’effetto combinato di commercio, caccia di frodo, perdita d'habitat, bracconaggio ai danni delle prede chiave per la tigre. Un secolo fa c'erano sul nostro pianeta circa 100.000 tigri; oggi la cifra è stimata in soltanto 3.200.