Suscita un crescente allarme presso le associazioni di conservazione della natura l'incetta di rinoceronti compiuta dalla Cina sui mercati africani che va ben al di là delle “necessità” di rifornire gli zoo (16/05/10)
Negli ultimi 10 anni i cinesi si sono comprati in Sud Africa 141 Rinoceronti bianchi (Ceratotherium simum) per un prezzo oscillante tra 30 e 75.000 dollari ciascuno. Un numero che suona come un campanello d'allarme dato che è ampiamente al di sopra di quello che potrebbe essere ragionevolmente assorbito dagli zoo della Cina: cosa si cela dietro a questa incetta?
Che in certi paesi dell'Africa esista un mercato regolare di fauna selvatica è normale. Là dove le riserve private sono diventate un business turistico che deve essere gestito, è evidente che gli imprenditori vendono i capi in eccesso (rispetto alla portanza del territorio) o comprano quelli che gli mancano per rendere la propria offerta faunistica più attraente.
È altrettanto noto che la Cina in Africa ha una politica di incetta di risorse naturali, sotto qualsiasi forma esse si presentino: miniere, terre, legname e a quanto pare fauna.
Dato che la Cina ospita anche floride “tiger farms” (allevamenti di tigri) per produrre intrugli da stregone spacciati per farmaci ai gonzi di turno, il primo sospetto è che questa importazione sia destinata ad installare un allevamento di rinoceronti per la produzione di corni esattamente per lo stesso scopo.
Il Rinoceronte bianco era stato cacciato sino alle soglie dell'estinzione e addirittura creduto estinto, sino a quando non ne era stata ritrovata una popolazione superstite in Sud Africa di una cinquantina di esemplari. Al momento se ne contano 17.500. è assai più docile del Rinoceronte nero (Diceros bicornis), vive facilmente in branco e non è difficile farlo riprodurre in cattività.
Secondo l'autorevole quotidiano The Times, il numero insolitamente alto di rinoceronti importati legalmente dalla Cina è oggetto di un report presentato alla Convention on International Trade in Endangered Species (CITES) al fine di andare a fondo di questa quanto mai sospetta “strategia commerciale”.