L’Antilocapra (Antilocapra americana), nonostante il nome non é né un'antilope né una capra ma una stretta parente della pecora. E' l'unica specie sopravvissuta della famiglia Antilocapridae ed é l'animale terrestre più veloce del mondo dopo il ghepardo, potendo raggiungere e superare, se lanciata, i 100 chilometri orari.
Ma quest’inverno le sue straordinarie qualità velocistiche sono state del tutto inutili. Con condizioni proibitive nell’Ovest degli Stati Uniti da metà novembre 2010 a tutto aprile 2011 e una coltre nevosa che ha raggiunto quasi i tre metri in alcune aree, moltissimi capi sono stati spacciati, intrappolati e impediti a fare la tradizionale migrazione verso sud.
La popolazione di Antilocapra, stimata in 300.000 esemplari nel solo Montana, si riprenderà da questo colpo, ma quello che colpisce – e disgusta – é che « la notizia » in USA non é stata affatto l’enorme mortalità, ma il fatto che questa abbia fatto conseguentemente ridurre il tetto massimo di abbattimenti per i cacciatori yankee.
Una ricerca scientifica sugli habitat utilzzati dalle Antilocapre ha evidenziato come le condizioni invernali siano cominciate nel 2010 con un mese di anticipo rispetto al solito e le tradizionali zone di svernamento nella Milk River Valley siano state completamente coperte di neve lasciando disponibile pochissimo foraggio.
Gli animali hanno cercato di cibarsi di fieno, ma non essendo abituati – dicono i ricercatori – questo non gli é valsa la salvezza. Un altro problema é nato dalla impossibilità di nuoversi «fuoristrada» : moltissimi animali hanno dovuto utilizzare strade e ferrovie con un numero enorme di incidenti. 1.000 animali sono stati uccisi su una sola linea ferroviaria.
Altre Antilocapre sono rimaste ora bloccate in alcune zone che avevano raggiunto grazie a laghi ghiacciati. 2.500-3.000 animali sono bloccati ora nella zona meridionale del Fort Peck Reservoir che avevano attraversato perché coperto di ghiaccio : col disgelo la loro unica via di fuga é preclusa e non possono raggiungere i loro tradizionali pascoli estivi. Stessa situazione nel Charles M. Russell National Wildlife Refuge.