Alle pendici del Monte Rosa
Dopo la lince e il lupo è tornato anche l’orso. C’è voluto più di un secolo per annunciare il ritorno del grande mammifero nelle valli attorno al Monte Rosa ma alla fine i due scatti con il telefonino di Lorenzo Ganzerla, studente di ingegneria elettronica di 22 anni lasciano pochi dubbi anche agli esperti.
Gli altri testimoni dello straordinario avvistamento sono Carla Parise e il marito Maurizio Ganzerla, zii di Lorenzo. Sono tutti di Mantova e hanno una casa di vacanza a Campello Monti, frazione di Valstrona che si raggiunge inerpicandosi da Omegna. D’inverno si lascia la strada a Forno: neve e pericolo valanghe impediscono di proseguire. Campello diventa un paese fantasma, quasi irraggiungibile. «Ma noi - racconta Carla Parise - amiamo quel posto. Facciamo 300 chilometri per raggiungerlo. Da Forno anche d’inverno, con ciaspole ai piedi e zaino in spalla, raggiungiamo la nostra casetta almeno due weekend al mese».
Il 18 febbraio erano soltanto loro tre. Sul pendio davanti alla stradina che porta alla piazzola usata dall’elicottero per le emergenze, a trecento metri di distanza in linea d’aria, hanno notato un animale che si muoveva. Camminava a quattro zampe, con il muso che frugava tra neve e terra in cerca di cibo.
«Poi si è alzato, si è seduto su una roccia - raccontano i testimoni - ed è rimasto lì un quarto d’ora, in piedi. Sarà stato altro un metro e settanta. A quel punto non abbiamo più avuto dubbi. Era proprio un orso. Siamo riusciti a osservarlo finché la luce ce lo ha concesso. Poi ci siamo allontanati».
Il giorno dopo Maurizio Ganzerla è tornato sul posto e ha fotografato le orme nella neve, sulla «gippabile» verso l’alpe Pennino. Questi scatti sono poi stati inviati alla polizia provinciale del Verbano Cusio Ossola che li ha girati ai colleghi del Trentino, impegnati nel progetto di salvaguardia dell’orso bruno nelle Alpi.
La prima certezza è però arrivata dal lavoro svolto dal comandante provinciale Marco Brondolo che, aiutato dai suoi uomini Fabrizio Manoni, Paolo Taffi, Daniele Bendinelli e Attilio Venturato, è riuscito a dare una prima dimensione a quell’orma che non aveva altri indicatori di paragone se non una fogliolina di faggio adagiata nella neve: si è così ricostruita un’impronta di quindici centimetri, con le evidenti caratteristiche dell’imponente plantigrado.
Per la Provincia governata dal presidente Massimo Nobili il ritorno dell’orso può essere sbandierato come uno degli indicatori di alta qualità ambientale, come già era avvenuto anni fa con la ricomparsa della femmina di lupo. Un orso era ricomparso nel Canton Ticino nel 1997, dopo 122 anni. Nei giorni scorsi un esemplare del Trentino, l’orso M13 era stato ricatturato in Engadina, nei Grigioni, e «radiocollarato». Il plantigrado cusiano potrebbe essere arrivato proprio dalla Svizzera, per girovagare tra le confinanti valle Anzasca e Valsesia, attorno al Monte Rosa.
Altre segnalazioni, più recenti, sono arrivate dalla Valtellina e Val Bregaglia, in Lombardia. Di sicuro l’orso era un antico abitante delle montagne cusiane. Proprio a Sambughetto, nella stessa valle che oggi torna alla ribalta, nel 1869 in una grotta furono trovate ossa di animali, orsi compresi. Alcuni avvistamenti sono continuati anche ai primi del Novecento.
Le cronache raccontano di un orso ucciso nel 1828 da Giuseppe Delgrosso nel territorio di Calasca, la valle ossolana che confina con quella di Campello Monti. In quell’anno si invitavano i sindaci «ad armare un certo numero di persone probe e capaci per battere i boschi e dare la caccia alla bestia feroce detta l’Orso che cagionati gravi danni». Oggi grazie al cielo per un'idea cosi' scellerata si finisce in carcere (in teoria).
Nel Bresciano
Alla metà di aprile, lungo la strada che sale al Gaver, gli agenti della polizia provinciale in forza al nucleo Ittico-Venatorio hanno trovato sulla neve fresca tracce di orso. Un bestione di dimensioni ragguardevoli, visto che le impronte sono lunghe oltre 20 centimetri. Molto probabilmente si tratta di un esemplare maschio che ha sconfinato dal vicino Trentino.
La presenza è stata inserita nel database del progetto dell'Unione Europea Life Ursus, che vuol tutelare la presenza dell’orso bruno sulle Alpi e sugli Appennini. Quest'inverno orme di orso erano state avvistate nei boschi di Borno, in Valcamonica.
In Alto Adige
Un esemplare di orso bruno è stato travolto e ucciso da un'auto nella notte di sabato in Alto Adige, fra Chiusa e Ponte Gardena. Sulla vettura, un Suv Mercedes, viaggiavano padre e figlio che sono rimasti illesi.
Secondo le prime informazioni l'animale, di circa due anni d'età, fa parte del progetto di ripopolamento «Life Ursus» avviato in Trentino ormai da alcuni anni. «M14», questa la sigla identificativa dell'orso, sarebbe il fratello del di «M13» catturato e poi liberato nei giorni scorsi in Svizzera.
Il plantigrado, secondo le ricostruzioni, ha fatto un salto dalla scarpata alla strada ed è stato centrato in pieno dall'automobile. Sul posto sono intervenuti ti i carabinieri, il guardacaccia della zona e l'ufficio caccia e pesca.