Un gruppo di turisti inglesi che partecipavano a un viaggio organizzato dalla British Schools Exploring Society é stato attaccato stamattina da un orso polare che ha ucciso uno di loro e ferito altri quattro.
L’incidente é avvenuto nell’area del ghiacciaio di Von Postbreen, a 40km da Longyearbyen, un’area selvaggia e senza vie di comunicazione, e proprio per questa particolarmente favorita da “viaggi avventura” e spedizioni scientifiche.
I soccorsi, chiamati via telefono satellitare, sono arrivati in elicottero e hanno portato i feriti prima all’ospedale di Longyearbyen e quindi a quello di Tromsoe.
Evento ovviamente drammatico, ma che spinge ad alcune riflessioni.
L’orso polare è il più grosso carnivoro esistente sul pianeta, ha i suoi grossi problemi a sopravvivere e abita alcune delle aree più remote e inospitali del pianeta. Se gli si finisce in bocca, la si è proprio andata a cercare e il plantigrado non puo’ certo essere biasimato per aver fatto quello che normalmente fa un predatore: uccidere per nutrirsi.
Chi partecipa a questi viaggi dovrebbe mettere questa eventualità in conto, cosi’ come chi va in montagna sulla neve rischia una valanga, un sub un’embolia o un ciclista di essere travolto da un’auto. Si prendono tutte le precauzioni del caso ma nello stesso tempo occorre essere consci del rischio.
E il gruppo di turisti si è mostrato almeno parzialmente pronto all’emergenza, chiamando col telefono satellitare i soccorsi, prontamente intervenuti magari a salvare la vita dei quattro feriti.
Quello che proprio non si riesce a capire è la necessità di “vendicarsi” dell’orso. Perché andava ucciso ad ogni costo? Per paura che diventasse un “mangiatore di uomini”, incallito predatore di quei bipedi lenti, con vista, udito e olfatto sottosviluppati, senza fauci e artigli, cosi’ facili da predare? Non si è mai sentita una favola simile!
Cio' che veramente anima il grilletto è un insano desiderio di vendetta verso un animale che si é permesso di attaccare un uomo, violando quella gerarchia che – dalle origini della filosofia occidentale – ci ha sempre voluto porre un bel pezzo sopra qualsiasi (altro) animale.
L’essere inferiore che, fosse anche solo per nutrirsi o difendersi, viola questo vero e proprio tabù deve essere punito con la morte secondo una logica che nulla ha di scientifico, ma tutto di tragicamente psicologico. Anche se è evidente che non si puo’ porre alcuna responsabilità su un animale che agisce solo per istinto, lo si fà lo stesso e si applica un ferrea legge del taglione, morte per morte.
Alla fine, oltre allo sfortunato turista - che comunque doveva essere conscio del rischio che si assumeva e partendo lo ha implicitamente accettato assumendosi quindi la corresponsabilità per quanto è successo – l’unico vero innocente che ci ha rimesso le penne è stato l’orso. Era nel suo territorio a fare l’unica cosa che sa e puo’ fare: preoccuparsi di sopravvivere.
Oggi, il solo fatto di essere orso e comportarsi come tale gli è stato fatale.