Dal Sud Africa al Nepal una carrellata sullo stato di conservazione dei rinoceronti come fotografato da un rapporto CITES. Le piu’ recenti iniziative per contrastare un bracconaggio sempre piu’ aggressivo che minaccia di vanificare gli sforzi di tutela e gli incoraggianti risultati sinora raggiunti grazie ad enormi sforzi per la conservazione delle diverse specie in Africa e Asia (23/12/09)
Secondo un recente rapporto realizzato da TRAFFIC e dallo Rhino Specialist Groups dell’International Union for the Conservation of Nature (IUCN) per conto della CITES (Novembre 2009) il bracconaggio ai danni dei rinoceronti e’ in forte aumento e i suoi epicentri sono Zimbabwe e Sud Africa (95% del totale degli atti di bracconaggio).
Il report denuncia le cause di questo aumento del bracconaggio. Una è certamente la minore capacita’ dei paesi africani di far rispettare le leggi che pure esistono. Lo Zimbabwe è un caso esemplare di un paese ormai al collasso economico, politico e sociale, in cui difendere il preziosissimo patrimonio faunistico diventa ogni giorno piu’ difficile. Qui solo il 3% dei bracconieri viene arrestato.
Un secondo elemento è il crescere costante della domanda da paesi dei paesi dell’Estremo Oriente, in particolare VietNam e Cina. La crescente classe agiata di questi paesi non vuole farsi mancare certi “indispensabili prodotti” come il corno di rinoceronte ed è disposta a pagare bene. Questa domanda si incrocia con l’esistenza di reti ben organizzate di trafficanti e africani disperati disposti a tutti pur di tirare avanti. Infine la maggior disponibilita’ di strumenti sofisticati per la caccia di frodo facilita il lavoro dei bracconieri.
Il report denuncia anche lo stato molto preoccupante delle popolazioni di rinoceronte di Sumatra e di Giava in Malaysia, Indonesia e Vietnam. In questi paesi è indispensabile, sempre secondo il rapporto, migliorare lo stato di conoscenza delle popolazioni di rinoceronte, applicare piu’ seriamente le norme in vigore e limitare la trasformazione e il degrado dell’ambiente indispensabile per la sopravvivenza del rinoceronte.
Ma molto si fa anche per proteggere questi straordinari pachidermi. Fa forse parte delle “pulizie di Pasqua” che il Sud Africa sta eseguendo in vista dei Mondiali di calcio, ma poco imorta: al Kruger si rafforzano le misure per contrastare il bracconaggio, con una particolare attenzione ai rinoceronti.
I Ranger del Kruger National Park (KNP), del South African National Parks (SANParks) e dell’Environmental Crimes Investigations (ECI) hanno installato dei sistemi di localizzazione satellitare su alcuni esemplari di rinoceronte all’interno del piu’ famoso parco sudafricano, il Kruger. Le unita’ sono invisibili dall’esterno e quindi offrono un ulteriore vantaggio alla vigilanza e fanno aprte di una strategia di contrattacco dopo che nei primi 10 mesi del 2009 sono stati ben 41 i rinoceronti uccisi dai bracconieri. Il bilancio del bracconaggio nel 2008 era stato di 36 animali abbattuti. La popolazione di rinoceronti bianchi del Kruger ammonta a 12.000 esemplari.
SANParks sta investendo oltre 400.000 euro in attivita’ antibracconaggio: verranno assunte 57 nuove guardie da collocare nelle aree piu’ a rischio, un ulteriore aereo da ricognizione, moto fuoristrada e visori notturni. Un nuovo sistema radio per permettere ai ranger di comunicare tra loro è in corso di test.
Questa strategia di crescente impegno nell’azione di contrasto sta dando i primi risultati. Negli ultimi quattro mesi gli episodi di bracconaggio nelle aree orientali del parco sono fortemente diminuiti, otto persone sono state arrestate e quattro armi confiscate.
È anche interessante citare l’esperienza del Bardia National Park, in Nepal, che ha creato un servizio di “guardie del corpo” per i rinoceronti. Si tratta di rangers dotati di elefanti che vigilano da vicino sui pachidermi a maggior rischio di bracconaggio: da quando sono entrate in servizio, 18 mesi fa, non si è registrato piu’ alcun atto di bracconaggio.
Il progetto nasce da una collaborazione tra la Zoological Society di Londra e le comunita’ locali dopo che il destino dei rinoceronti nepalesi era messo a rischio dalla complicita’ tra chi avrebbe dovuto proteggerli (l’esercito) e i bracconieri. Pattuglie di militari incaricati di proteggere gli animali li abbattevano e li vendevano ai trafficanti.
Lo stesso programma di “guardie del corpo” è in corso di applicazione, con risultati promettenti, nel Chitwan National Park.
Il report non riporta solo cattive notizie. Dal 1995 il tasso medio netto annuale di crescita dei rinoceronti bianco e nero è stato del 7.2% e 4.8%. Sud Africa, Namibia, Zimbabwe e Kenya ospitano la stragrande maggioranza della popolazione di riconceronti neri (95.7%) e bianchi (98.8%). In tutti questi paesi – ad eccezione dello Zimbabwe, dove entrambe le specie sono in declino – nuove popolazioni di rinoceronte sono state create e la loro consistenza numerica è aumentata. Anche le popolazioni in Botswana, Swaziland e Tanzania ora eccedono i 100 esemplari. Il rinoceronte bianco è classificato come “Quasi a richio di estinzione” mentre quello nero come “A rischio critico di estinzione”.