Storie di rapaci

Animali magnifici e affascinanti per alcuni, "nocivi" da eliminare per altri: un terreno dove cultura e medioevo si scontrano ai danni di specie sempre più minacciate. Sempre in tema di rapaci, è morta in Germania a causa delle infezioni Sigmar, l'aquila anatraia minore ferita mesi fa a Malta (10/12/07)

L'aquila abbattuta a Pergine (foto: K. Tabarelli de Fatis)Periodicamente dobbiamo dare il bollettino di guerra degli abbattimenti di cui parla la stampa, ovvero dell'infinitesima punta dell'iceberg che riempie i Centri Recupero Animali Selvatici di tutta Italia che a sua volta è la punta dell'iceberg del complesso degli abbattimenti perpetrati nel Bel paese dai cacciatori.

In località Brazaniga, nel Comune di Pergine Valsugana, in provincia di Trento è stata rinvenuta in un orto un'Aquila reale uccisa da una fucilata  . Le radiografie hanno evidenziato due pallini di grosse dimensioni conficcati nel corpo; uno ha spezzato l'osso del femore. L'esemplare è una femmina di 3 o 4 anni, sensibilmente denutrito. È possibile che l'animale in cattive condizioni fisiologiche (ridottissimo muscolo pettorale) sia stato attirato dal pollame domestico che rappresentava per lui una facile preda.

L'astore e l'allocco uccisi dai cacciatori a LeccoL'animale verrà conservato presso il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento ed in futuro probabilmente entrerà a far parte delle collezioni ornitologiche del Museo Tridentino di Scienze Naturali. Con quella classica assenza di autocritica e spocchia il rettore della sezione cacciatori della città di Pergine, Diego Pintarelli, ha dichiarato "...mi consola il fatto che non è stato un cacciatore delle nostre zone...". Dato che l'aquila è mporta lì, ci si cheide su cosa sia basata tanta affermazione. Chissà se il Sig. Pintarelli pensa a un suicidio o a un misterioso killer venuto da lontano?

Nel centro di un paese sull'Adda, in provincia di Lecco sono stati ritrovati in una cabina telefonica un astore e un allocco abbattuti a fucilate (foto a sinistra). L'azione è stata interpretata come un segno di ripicca all'intensificarsi dei controlli e delle sanzioni degli ultimi mesi nella zona.

La poiana intrappolata trovata a Brescia dalle Guardie WWFA Brescia nel comune di Leno è stata ritrovata una gabbia trappola per nocivi di proprietà della provincia contenente una poiana – specie particolarmente protetta dalla legislazione - oltre a una cornacchia, probabilmente usata come richiamo. All'interno non c'era niente per alimentare gli uccelli catturati e niente da bere, mentre il fondo era ricoperto di escrementi e dei resti di un cadavere di cornacchia. Le chiavi per aprire la voliera erano appese sulla porta.

È evidente che una situazione di questo tipo è intollerabile. Gli stessi pareri INFS sull'utilizzo di queste trappole (gabbie Larsen) specificano che devono contenere cibo e acqua. In secondo luogo l'accesso a chiunque alla gabbia mette in una condizione di estremo pericolo l'animale catturato, come in questo caso la poiana. Dal "collezionista" che trova come procurarsi un bellissimo falco da tenere a quei cacciatori e contadini cresciuti con l'idea che i rapaci sono "nocivi" e quindi vanno eliminati, come testimoniano i numerosissimi abbattimenti e ferimenti di questi animali da parte dei cacciatori. A questo si aggiunge la curiosità di sapere con che frequenza passano le persone autorizzate dalla Provincia a controllare il contenuto delle gabbie e quale procedura seguono per la liberazione degli animali protetti (o la soppressione delle cornacchie).

Infine lo scorso 28 novembre, a Procida, è stato colpito da una fucilata un barbagianni mentre sorvolava l'isola: fortunatamente le ferite non sono mortali.

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