Il Tribunale di Treviso ha aperto un processo molto particolare con ben nove imputati, due dei quali dipendenti della Provincia di Treviso, ritenuti colpevoli dall'accusa per diversi reati connessi alla cattura, detenzione e commercio di uccelli migratori e fauna selvatica, nel contesto delle autorizzazioni della provincia di Treviso dei famigerati roccoli, per fatti accaduti tra il 2007 e il 2009.
Tra i capi di imputazione, riportati in ben cinque pagine, a carico dei nove imputati troviamo: il furto aggravato art.624 e 625 c.p. (la fauna selvatica e' patrimonio dello stato), il maltrattamento degli animali art.544 ter e art.727 c.p., la detenzione illegale di armi art.697 c.p., abuso d'ufficio art.323 c.p., l'esercizio abusivo della professione di veterinario art.348 c.p., rivelazione ed utilizzazione del segreto d'ufficio art.326 c.p., la detenzione di fauna protetta art.30/h l.157/92, il commercio di fauna selvatica protetta art.30/l l.157/92, la detenzione di fauna particolarmente protetta art.30/b l.157/92.
I roccoli sono un obbrobrio che nessuna società civile dovrebbe accettare; si tratta di impianti dove con l'inganno delle reti da uccellagione, mezzi di cattura severamente proibiti dalla direttiva "Uccelli", la 147/2009/CE, vengono catturati i piccoli uccelli migratori canori per consegnarli ai cacciatori, per essere poi utilizzati come richiami vivi nella caccia da appostamento, ovvero detenuti per sempre in gabbie talmente piccole da non poter mai più aprire nemmeno le ali.
Gli imputati, ovvero i roccolatori, una guardia e una dipendente dell'Ufficio caccia della provincia di Treviso, secondo l'accusa, avevano escogitato un sistema per commerciare (facendo carte false) gli uccelli catturati nei roccoli in un mercato illecito.
Alcuni degli imputati sono accusati di maltrattamento di animali per aver effettuato la cruenta pratica del sessaggio dei tordi, un terribile metodo di vivisezione artigianale, utile a definire il sesso di questi uccelli migratori.
Questa pratica viene effettuata perché risulta quasi impossibile distinguere il tordo maschio dalla femmina perché sono simili in piumaggio e dimensioni ed essendo utilizzabile nella caccia, e perciò vendibile come richiamo vivo, il solo maschio, queste povere bestiole vengono sottoposte ad una operazione chirurgica dolorosissima, in condizioni igieniche raccapriccianti, per definirne appunto il sesso.
Per il sessaggio agli uccellini viene effettuato un taglio nel basso ventre e spostandone le interiora viene ispezionata la parte sottostante la spina dorsale dove sono collocati i piccolissimi testicoli del tordo maschio. I maschi vengono perciò ricuciti alla buona, patendo una mortalità superiore al 50/70 per cento, mentre le femmine di norma vengono uccise immediatamente con lo schiacciamento della testa.
Tra i tanti animali vivi, morti, maltrattati o vivisezionati rinvenuti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Treviso, tra il roccolo Cordaz di Pianai di Cordignano (TV), le residenze di Vittorio Veneto (TV) e un ristorante di Caneva (PN), c'erano fringuelli, verdoni, crocieri, frosoni, peppole, rarissimi beccofrosoni, poiane, picchi rossi maggiori, il rarissimo picchio nero, tordi bottacci, tordi sasselli, cesene, faine, scoiattoli, prispoloni, allodole, colombacci.
Il processo si e' aperto con un uno a zero a favore delle associazioni LAC (Lega Abolizione Caccia) e LAV (Lega Antivivisezione) e dell'accusa, perché i giudici hanno rigettato tutte le eccezioni degli avvocati degli imputati ed hanno accolto le istanze dei legali delle due associazioni ammettendole al processo come parte civile.