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Caccia & bracconaggio
Aquila imperiale abbattuta in Sicilia

Aquila imperiale abbattuta in Sicilia

Aquila imperiale abbattuta in Sicilia

In Sicilia, presso Piazza Armerina, ritrovato il corpo di una rarissima Aquila imperiale abbattuta a fucilate. L'animale, abbattuto quasi un anno fa, era stato sepolto: ora l'esame radiologico ha rivelato la causa della morte. Si tratta di un giovane, inanellato in Slovacchia dal Museo di Bratislava (5/01/12)

A rendere nota la causa della morte dell’Aquila (in tutto il mondo ne rimangono non oltre 1.500 coppie) è il prof. Bruno Massa, dell’Università di Palermo. La notizia è riportata nell’ultimo numero della rivista scientifica “Il Naturalista Siciliano”, organo della Società Siciliana di Scienze Naturali.

Vi è comunque una notizia ulteriore. I resti della povera Aquila imperiale (Aquila heliaca), una volta trovata, erano stati incredibilmente sepolti. Poi, il Corpo Forestale della Regione Siciliana, venuto a conoscenza dell’episodio, aveva provveduto ad espletare le pratiche necessarie ed infine la consegna, appena lo scorso 7 dicembre, allo stesso prof. Massa che ha destinato quel che resta della giovane Aquila Imperiale al Museo di Zoologia dell’Università di Palermo. L’Istituto Zooprofilattico del capoluogo siciliano, dall’esame radiografico, ha rilevato la presenza di pallini da caccia.

L’animale – ha dichiarato il prof. Massa, noto ornitologo conosciuto sia in Italia che all’estero – è stato illecitamente abbattuto“. Ora, contro ignoti, risulta aperto un fascicolo presso la Procura della Repubblica di Enna. L’Aquila imperiale riportava un anello di riconoscimento del Museo di Bratislava, in Slovacchia. Era nata il 19 giugno 2010. Pochi mesi di vita, dunque, per finire impallinata in Sicilia.

Secondo il prof. Massa, si tratta del dodicesimo individuo catturato o osservato in Sicilia dal 1947 ad oggi. Sempre nati nell’anno o immaturi. Sono loro, infatti, che nel periodo autunnale e invernale, possono raggiungere località anche molto distanti dall’areale riproduttivo che si trova nell’Europa orientale. Le aree di svernamento, invece, non interessano l’Italia. Sono note, infatti, solo una decina di altre catture o osservazioni in tutta la penisola.

In Sicilia, specie nella provincia di Enna, dove ora è stata uccisa la rarissima aquila, la natura è anche in entrambi i sensi di marcia …. Questo perché l’Assessore all’ Agricoltura Elio D’Antrassi, pur di raggiungere il minimo di superficie interdetta all’attività venatoria nella provincia di Enna, ha disposto la protezione, su entrambe le corsie di marcia, dell’autostrada Palermo-Catania e fino ai confini della provincia. Al di fuori, evidentemente, la natura autostradale è indegna di protezione.

Dopo il rarissimo Ibis eremita, finito impallinato in Abruzzo ora una nuova brutta figura del nostro paese, a livello internazionale a ricordarci come nel mondo venatorio ci siano troppi irresponsabili dal grilletto facile, profondamente ignoranti e incompetenti, usi alla violazione delle più comuni regole e soprattutto coperti dall'omertà di tutti gli altri cacciatori.

Cosa rischia chi ha ucciso la rarissima Aquila imperiale? Poco o nulla, grazie al permissivismo venatorio esistente in Italia. Non è neanche prevista la revoca immediata del porto d’armi, nel caso di cacciatore con regolare licenza, dal momento in cui bisogna aspettare la condanna definitiva o il Decreto penale di Condanna divenuto esecutivo.

Figuriamoci che l’ammenda più alta prevista dalla nostra legge è di appena dodici milioni di lire (circa 6.000 euro) stabilite nel 1992 e mai aggiornata. Impossibile il carcere, anche se sono previste le pene di arresto. Rimangono teoriche (salvo per i pregiudicati di gravi e recenti reati) dal momento in cui i pochi mesi di arresto previsti sono molto al di sotto dei quattro anni di previsione minima necessaria a permettere questi delinquenti anche solo pochi minuti di gattabuia.

(fonte: Geapress)