L'operazione “Waltzing Matilda 2009-2010” nell'Oceana Antartico ha visto ancora una volta gli uomini di Sea Shepherd confrontarsi con i pirati giapponesi a caccia di balene per “ragioni scientifiche”. Il confronto non è mai stato così teso, i balenieri giapponesi mai così aggresivi: dove porterà questa strategia? (25/05/10)
Tre mesi lunghi, difficili e drammatici nelle acque più pericolose del globo: le due navi di Sea Shepherd, la Steve Irwin e la Bob Barker – con l'elicottero e il motoscafo di supporto – per il sesto anno di fila non hanno dato tregua ai balenieri giapponesi che mai come in questo anno si sono dimostrati determinati ed aggressivi nel tenere a bada la punta di lanci ambientalista nel loro fianco.
La flotta giapponese, rientrata in Giappone, ha fornito dato che concretizzano e quantificano il successo delle operazioni di disturbo di Sea Shepherd. Sono infatti “solo” 507 le balene uccise contro le 1.000 previste.
Secondo fonti giapponesi, Sea Shepherd è riuscita a bloccare completamente le operazioni di caccia per un totale di 31 giorni grazie alle sue “azioni violente”: accusa curiosa, dato che a speronare e colare a picco una barca son stati proprio i giapponesi, ma si sa che hanno una concezione un po- particolare del mondo.
A dimostrazione di questo, hanno anche avuto il coraggio di lamentarsi che tale mancanza di “materiale” minaccia il regolare svolgimento delle loro indagini scientifiche. “La mancanza di campioni potrebbe influenzare negativamente l’accuratezza delle nostre ricerche” ha infatti dichiarato Takashi Mori, rappresentante della Fisheries Agency giapponese. È infatti ben noto che il vero motivo per cui i giapponesi si prendono la briga di andare a massacrare balene nei mari del mondo è la ricerca scientifica. Ricordiamo che sino ad oggi questa presunta scienza giapponese non ha prodotto alcun risultato di rilievo e, soprattutto, nessun risultato che non potesse essere ottenuto con metodi non letali.
“La mancanza di “campioni” va soprattutto a danneggiare i loro profitti” ha commentato il Capitano Paul Watson. “Ora ci sono 528 balene che nuotano libere nell’oceano e che, senza il nostro intervento, potrebbe essere morte. Se consideriamo che il valore commerciale di una balena è di circa 250.000 dollari, questo risultato significa che i balenieri giapponesi hanno perso circa 132 milioni di dollari. Per raggiungere il punto di pareggio, la flotta baleniera deve uccidere almeno 700 balene: anche quest’anno quindi i giapponesi chiudono i conti della loro campagna in rosso, anche per il continuo aumento dei costi indotto da Sea Shepherd”.
Per tre settimane, dal 5 al 26 febbraio, i giapponesi non sono riusciti ad uccidere una singola balena. In gennaio sono stati 12 i giorni in cui i balenieri non sono riusciti a portare a termine la loro missione criminale. In tutto un terzo della stagione baleniera se ne è andato in fumo. Inoltre due navi baleniere, la Shonan Maru 2 e la Yushin Maru 3, hanno dovuto abbandonare la loro attività di caccia per quasi tutta la stagione al fine di fare le “guardie del corpo” delle altre navi della flotta, tormentate dagli scafi di Sea Shepherd.
Questi successi non sono stati privi di costi. L'episodio certamente più grave è stato il deliberato speronamento da parte della Shonan Maru 2 e conseguente affondamento del motoscafo intercettore ad alta velocità, Ady Gil. I video disponibili in rete mostrano senza ombra di dubbio la deliberata manovra di attacco criminale operata dai giapponesi che hanno puntato dritto sull'Ady Gil fermo in acqua, tranciando con la propria prua parte della sua chiglia. Nessun uomo dell'equipaggio è rimasto fortunatamente ferito, ma 1,5 milioni di dollari di barca sono colati a picco. Ma come ripete spesso Sea Shepherd “le navi sono spendibili, le balene no”.
L'episodio ha avuto un prosieguo altrettanto spettacolare e drammatico. Il Capitano della Ady Gil, il neozelandese Peter Bethune, è riuscito nottetempo a salire sulla nave giapponese Shonan Maru 2 dove ha atteso la mattina per presentarsi al comandate responsabile dell'affondamento per consegnargli un ordine di arresto (consentito dalla legislazione neozelandese a qualsiasi cittadino in particolari occasioni) e la fattura per il costo della nave affondata.
In tutta risposta Bethune è stato trattenuto a bordo e riportato in Giappone come prigioniero. Altro successo mediatico per Sea Shepherd che ha filmato dall'elicottero la cattura del proprio capitano, ma soprattutto che ha spinto i giapponesi ha fare rientrare immediatamente la baleniera che lo aveva a bordo in Giapone. Un mese di navigazione per trasportare un solo uomo è forse uno dei viaggi più costosi che si possano immaginare!
E questo è esattamente il nocciolo della strategia di Sea Shepherd. Come spiega il suo leader, Paul Watson, “dobbiamo colare a picco economicamente la flotta baleniera giapponese. Profitti e perdite, questo è l'unico argomento che capiscono: quindi noi facciamo di tutto per aumentare i loro costi e tagliare i loro profitti.”
Quest'anno Sea Shepherd ha sfoderato non solo il velocissimo motoscafo colato a picco dai giapponesi, ma anche una seconda nave, del tutto inattesa. Grazie a un finanziamento dell'americano Bob Barker, l'associazione ha infatti acquistato una baleniera norvegese e l'ha attrezzata per l'operazione dell'isola di Mauritius. Il suo arrivo sul teatro delle operazioni è stata una vera e propria doccia fredda per le baleniere giapponesi.
In febbraio la nave è stata speronata dalla Yushin Maru 3 in uno dei frequenti confronti “chiglia contro chiglia” che hanno pericolosamente caratterizzato il confronto di quest'anno oltre al reciproco cannoneggiamento con cannoni ad acqua e l'utilizzo da parte dei giapponesi di emissioni acustiche ad alta frequenza per disorientare gli equipaggi di Sea Shepherd. L'urto ha provocato una falla di oltre un metro che è stata riparata dall'equipaggio.
Dal punto di vista mediatico, il successo degli ambientalisti è stato completo. Per il terzo anno di fila il programma “Whale Wars” su Animal Planet ha coperto l'intera campagna. La stampa mondiale ha seguito con interesse lo svolgersi degli eventi, riportando eventi drammatici come l'affondamento della Ady Gil. In Australiail supporto della popolazione alle imprese di Sea Shepherd ha raggiun to il 91%, spingendo il Primo Ministro Kevin Rudd a dichiarare la propria intenzione di assumere azioni legali contro il Giappone se continua in questa caccia all'interno del santuario dei cetacei.
Il 19 febbraio, infatti, Kevin Rudd ha dato al Giappone come scadenza il mese di novembre per chiudere la caccia alla balene nellOceano Antartico: se cio’ non avverra’ il Governo Australiano ricorrera’ alle vie legali contro il Giappone. "Vogliamo essere estremamente chiari verso il Giappone rispetto a quelle che sono le nostre intenzioni” ha dichiarato il Primo Ministro.