Quando il bracconaggio finanzia la guerra

Il traffico internazionale di specie protette è ormai controllato dalle multinazionali del crimine e in Africa i “signori della guerra” lo impiegano per finanziare i propri eserciti personali. Un’escalation di bracconaggio e contrabbando per affrontare la quale occorre evolvere gli strumenti contrasto (02/09/09)

I bracconieri sono arrivati al galoppo all’interno del parco nazionale Zakouma, in Ciad, ultimo rifugio di una popolazione di elefanti che una volta era prospera. Ma il loro bersaglio questa volta non erano i pochi elefanti rimasti, ma la tonnellata e mezza di avorio – del valore di circa 1,3 milioni di dollari – custodita in una camera blindata nel quartier generale del Parco e frutto dei sequestrate degli ultimi anni e veniva.

Né l'audacia dell'attacco né la sua brutalita’ – gli attaccanti hanno ucciso tre ranger – hanno impressionato i funzionari. Sono circa 100 i ranger che in Africa vengono uccisi ogni anno da bracconieri ben piu’ numerosi e meglio armati di loro. Il vero shock e’ stato scoprire la provenienza degli attaccanti.

Un brigante JanjaweedQuesti erano infatti Janjaweed, appartenenti alla milizia responsabile dei genocidi in Darfur. Un segnale minaccioso di come un certo bracconaggio si stia evolvendo da crimine commesso da piccole bande di operatori disorganizzati e poveri ad attivita’ in grande stile che coinvolge organizzazioni criminali ed eserciti privati.

Attirati dal denaro facile, i Janjaweed hanno ampliato la propria attivita’ di macellai senza scrupoli alle specie in via di estinzione. Durante gli ultimi due anni hanno massacrato centinaia di elefanti intorno a Zakouma, affermano le autorità del Ciad, portando le zanne in Sudan, da dove vengono esportate illegalmente verso l’Asia per reinvestire i profitti nell’acquisto di armi.

Per i Janjaweed, responsabili della morte di migliaia di persone, l'uccisione degli elefanti non è certo un problema ma il loro impegno in questo campo segna una svolta gravissima e pone sfide che non si erano mai neanche immaginate. Con un’impressionante esclation di violenza, i ranger e le autorita’ preposte alla tutela della fauna ora non devono piu’ contrastare bracconieri isolati o in piccole bande, ma un vero e proprio esercito irregolare.

La minaccia posta dal contrabbando della specie in via di estinzione è proporzionale al giro d’affari che genera. “Il commercio dell'avorio sostiene i Janjaweed," dice Michael Wamithi, l'ex capo del Wildlife Service del Kenia ed ora del direttore del programma elefante dell’IFAW (International Fund for Animal Welfare). Si tratta di denaro irrintracciabile, l’equivalente dei "diamanti di sangue" che finanziavano la guerra civile in Sierra Leone.

Tre notti dopo l’attacco Janjaweed nel Parco del Ciad – fallito grazie alla coraggiosa resistenza dei ranger che hanno respinto i banditi prima che mettessero le mani sulla riserva d’avorio - un gruppo di bracconieri somali ben armati ed addestrati ha raggiunto la riva del fiume Tana, in Kenia, e ha sparato oltre 300 cartucce dai propri fucili d'assalto uccidendo tre rangers kenioti prima di subire quattro perdite e darsi alla fuga.

Questi bracconieri, secondo Wamithi, sono stati ricondotti alla banda di un signore della guerra somalo, uno dei molti i cui eserciti privati hanno destabilizzato quel paese per decenni. Il collegamento non ha sorpreso gli esperti. “Se dovete rifornire, nutrire e pagare alcune migliaia di soldati” chiede William Clark, che presiede il gruppo di lavoro dell'Interpol sui crimini contro la natura, “dove andate a prendere i soldi necessari? Avete bisogno di molto denaro per finanziare una guerra civile”.

Il Dipartimento di Stato USA stima che il valore di mercato complessivo dei traffici di avorio (il contrabbando piu’ diffuso, con un prezzo medio di a $400 per una libbra di avorio), parti della tigre (7.000 per uno scheletro completo), corno di rinoceronte (fino a $25.000 per libbra), pinne di squalo, uccelli esotici (fino a $90.000 per un Lear macaw), pelli di rettili, carne di animali selvatici ed altri prodotti illegali abbia raggiunto la cifra astronomica di 10 miliardi di dollari all'anno, se non il doppio. La Cina è il più grande mercato di destinazione, seguita a ruota dagli Stati Uniti.

Il fatto che il contrabbando sia gestito da grandi organizzazioni criminali internazionali è confermato dai sequestri che vengono effettuati dalle autorita’. “Nel 2006 le autorità hanno intercettato una media di 92 spedizioni illegali d'avorio ogni mese” ha dichiarato Tom Milliken, direttore del programma dell'Africa di Traffic, una rete globale formata nel 1976 per controllare il commercio di specie protette. “Ciò non è molto diverso da quanto avveniva negli anni ‘90, ma un fatto nuovo c’è: il numero delle spedizioni del peso di una o piu’ tonnellate è raddoppiato tra il 1997 e il 2006”.

Questo aumento è certamente prova del crescente coinvolgimento di gruppi criminali organizzati che si muovono solo per grosse cifre e hanno la capacita’ logistica di spostare grossi carichi.  Le spedizioni recentemente confiscate di corallo, conchiglie, avorio, shahtoosh sono le piu’ grosse mai intercettate dalle forze di polizia ha fatto sapere l'Interpol: un altro segno che questo non è piu’ il lavoro di piccoli delinquenti.

Non è solo la dimensione delle spedizioni ad indicare la partecipazione delle grandi organizzazioni criminali, ma la sofisticazione dei sistemi di contrabbando. In un sequestro effettuato nel 2006 ad Hong Kong, si è trovato che tre container giunti via  nave dal Camerun avevano scompartimenti segreti riempiti d'avorio e perfettamente mimetizzati. Il sospetto trafficante, un uomo d’affari di Taiwan, non è stato estradato in Cina a causa dell’assenza di un accordo in tal senso tra i due paesi e difficilmente sara’ perseguito per il suo crimine.

Per il carico che è stato intercettato, il criminale l’ha fatta franca molte volte. Secondo un’indagine della polizia di Hong Kong l’uomo aveva spedito almeno 15 container lungo lo stesso itinerario con lo stesso carico dichiarato (legname) e tutti e 15 sono arrivati a destinazione trasportando con tutta probabilita’ un carico complessivo di circa 40 tonnellate d'avorio per ottenere le quali si sono abbattuti circa 4.000 elefanti. Un’indicazione di quanto devastante sia sulla fauna l’impatto dei traffici illegali.

Zanne sequestrate al porto di Honh KongUn'analisi del DNA dell’avorio sequestrato a Hong Kong ha rivelato che proveniva da elefanti del Gabon orientale e del Congo. Il sospetto è che i bracconieri locali ricevano ordinativi per determinate quantita’ di avorio e organizzino squadre in diversi paesi per procurarseli: un lavoro particolarmente complesso, ramificato in diversi paesi, che puo’ contare su bande di bracconieri esperti e ben armati, oltre che su una notevole rete logistica che fa convergere l’avorio da diversi aree verso il porto di imbarco.

Le conseguenze per la natura sono state devastanti. Il rinoceronte bianco settentrionale, in pericolo di estinzione, stava riprendendosi nel Parco Nazionale di Garamba, sul confine tra Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Una popolazione di 13 esemplari nel 1983 era arrivata a 32 nel 2003. Poi sono arrivati i Janjaweed coi loro fucili d’assalto e la strage è cominciata. “In una tipica incursione”, dice il biologo Emmanuel de Merode che ha lavorato in Africa orientale per due decenni, “circa 20 paramilitari a cavallo uccidono gli animali mentre la gli altri si accampano ai confini del parco con grandi carovane di asini per gestire il trasporto di andata e ritorno dal Sudan”.

I bracconieri rimuovono i corni dai rinoceronti, utilizzati come impugnature per pugnale nel Medio Oriente e per le presunte proprietà terapeutiche in Asia. Il risultato è che ora risultano esserci due soli rinoceronti bianchi settentrionali a Garamba, una condanna a morte per quella popolazione. "Ci può essere stato anche un certo bracconaggio locale" dice de Merode, "ma sono stati i Janjaweed che li hanno principalmente uccisi." 

In un’altra parte dell’Africa, le atrocità per finanziare le milizie attraverso il bracconaggio sono state perpetrate dagli uomini del FDLR, estremisti Hutu legati al genocidio Tutsi in Ruanda, che hanno tra l’altro ucciso due cuccioli di gorilla in Congo. Sebbene gli acquirenti del mercato nero preferiscano i primati vivi, anche quelli imbalsamati possono rendere abbastanza soldi.

Il Dipartimento di Stato USA e alcuni membri di Congresso sospettano un collegamento tra il traffico di fauna e il terrorismo, ma ammettono che "le prove sono solo aneddotiche". I grossi profitti che se ne possono derivare costituiscono comunque un’attrazione per chiunque non abbia scrupoli, possa contare su un’organizzazione criminale e necessiti di molti fondi.

Un caso molto sospetto è quello dei gruppi separatisti nazionalisti e militanti islamici basati in Bangladesh – responsabili di diversi attentati in India - che, secondo le autorita’ indiane, sarebbero coinvolti nel bracconaggio di tigri, rinoceronti, elefanti ed altre specie a rischio di estinzione nel Parco Nazionale del Kaziranga (India) per sostenere le proprie attività terroristiche.

Traffico illegale di pappagalliOvviamente questi traffici esistono perche’ ci sono dei clienti finali disposti a pagare grosse cifre per quei prodotti. Tra gli acquirenti finali di questi prodotti esiste o un totale disinteresse rispetto alla loro provenienza o solo un vago sospetto che gli oggetti che acquistano abbiano una provenienza illegale e servano a finanziare attivita’ criminali e terroristiche. In America, ad esempio, è stato accertata che c’è una vaga consapevolezza che alcune cose non dovrebbero essere comperate, ma prevale l’idea che se qualcosa è in vendita al pubblico deve essere lecita per forza. 

L’americano che compera le sculture in avorio (facilmente accessibili anche on line), il giapponese che raccoglie sigilli in avorio o il cinese che reclama le "medicine" fatte dall'osso della tigre non sostengono qualche bracconiere isolato che per poverta’ e disperazione prova a nutrire la sua famiglia con un sistema illegale.

Essi mettono il denaro nelle casse dei Janjaweed, dei signori della guerra e di criminali internazionali senza scrupoli, se non addirittura di organizzazioni terroristiche che minacciano direttamente anche loro.

Con la nuova organizzazione dei mercati internazionali del contrabbando di prodotti derivati dalle specie in via di estinzione, non sono piu’ solo gli animali ad essere in pericolo.

(Articolo originale di Scott Johnson a Nairobi, Jeneen Interlandi e Jason Overdorf a Delhi

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