La barbarie della corrida

In attesa che agli inizi del 2010 il governo Catalano si pronunci sulla proposta di vietare le corride sul proprio territorio, ecco una toccante intervista a Carmen Mendez, “pasionaria” spagnola anti-corrida e grande animalista, fondatrice dell’associazione Adda (29/11/09)

«Da oltre un quarto di secolo mi batto per l’abolizione della corrida e denuncio le atrocità perpetrate contro il massacro di almeno 30mila tori l’anno. Sono vittime sacrificali di assurde tradizioni e lobby di potere in Spagna e nel sud della Francia. Adda, la mia associazione, si batte da sempre contro simili atrocità. E finché avrò vita non smetterò di schierarmi dalla parte dei tori. La gente deve sapere come vengono torturati».

Uno sfogo senza mezzi termini quello della spagnola Carmen Mendez, “pasionaria” anti-corrida e grande animalista che periodicamente organizza manifestazioni contro la corrida davanti alle arene. L’acerrima nemica di tutti gli spettacoli taurini attacca senza riserve i politici spagnoli, che «a chiacchiere si mostrano contro la corrida, ma di fatto non la ostacolano, anzi… in certi casi preferiscono persino votare a scrutinio segreto».

Un giro d’affari che frutta oltre 300 milioni di euro l’anno, ma che per fortuna è in calo, visto che, continua lei, «turisti e opinione pubblica sono sempre meno interessati, le stesse tivù trasmettono meno programmi taurini e le sottoscrizioni alle nostre petizioni fioccano». Ma finché non ci sarà una chiara presa di posizione da parte dei politici spagnoli sarà dura salvare i malcapitati tori, che continuano a subire terribili maltrattamenti e a morire come mosche.

Signora Carmen, ci spiega cosa patiscono i tori da corrida?

«Prima di farli entrare nell’arena vengono tenuti al buio, imbottiti di droghe e purghe per indebolirli, percossi sulla schiena con pesanti sacchi di sabbia, per sfinirli. Viene anche cosparsa trementina sulle zampe per impedire che stiano fermi, inserita della vaselina negli occhi per annebbiare la vista, infilata della stoppa nelle narici e in gola per non farli respirare bene. Vengono anche conficcati degli aghi sotto pelle per farli innervosire. Gli spettatori non sono a conoscenza di tutto ciò, mentre le autorità fingono di non saperlo».

A che età il toro diventa da corrida?

«Il toro non è un animale da combattimento, è un tranquillo erbivoro. Ma appena compie quattro anni il suo destino è segnato. Per altri tipi di spettacoli taurini come le ‘novilladas’ i tori hanno due o tre anni, mentre per le ‘becerradas’, tra uno e due anni. La corrida di un toro dura circa venti minuti. In tutto ogni volta se ne uccidono sei. Secondo dati scientifici questi animali soffrono le pene dell’inferno e altissimo stress. Arrivano nell’arena impauriti e angosciati, con traumi d’ogni tipo».

Un cavallo incornato dal toroPoi cos’altro subiscono?

«Durante la corrida, il toro perde fino a due litri e mezzo di sangue per le laceranti ferite provocate con la ‘pica’ del ‘picador’ e con le ‘banderillas’. Molte volte il matador non uccide subito con la spada, ossia l’estocada e deve ripetere il procedimento che allunga la sofferenza e l’agonia del toro. Anche i cavalli, benché protetti sui fianchi, sono vittime delle corride, costretti a subire colpi micidiali: vengono preferiti quelli vecchi e malati, con le corde vocali tagliate e gli occhi bendati, così non vedono il toro mentre carica il ‘picador’. Poi, lontano dalla folla, il toro viene portato via ancora agonizzante e cosciente, e nella stalla subisce il taglio di orecchie e coda, macabri trofei di una vergognosa vittoria dell’uomo su un’altra creatura vivente».

E’ vero che la corrida è in ribasso?

«Sì. Secondo i sondaggi l’interesse è diminuito soprattutto in Catalonia, dove più del 73 per cento della gente è per l’abolizione della corrida. La tivù statale non trasmette più questi macrabi spettacoli, per scarsa audience e per tutelare i bambini da certe immagini cruente. TV3, il canale pubblico catalano non trasmette mai, neppure nel telegiornale, immagini della corrida, che invece si possono seguire su alcuni canali a pagamento e su certe tivù pubbliche regionali».

Perché i politici a parole sono contro, ma di fatto non fanno nulla per fermare questa carneficina?

«Molti degli attuali politici spagnoli, sia di destra che di sinistra, sono ‘aficionados’, amano la corrida. E con loro anche i magistrati, il ‘Difensore del Popolo’ di Madrid, gruppi mediatici e finanziari. A Madrid c’è persino un’associazione parlamentare di deputati spagnoli a favore della corrida: è formata da 70 membri di quasi tutti i partiti, destra, sinistra e nazionalisti. Esiste anche un’associazione parlamentare contro la corrida, ma è formata solo da sette membri, di cui quattro ex-deputati. Comunque sia, questa proporzione non rappresenta l’opinione dei cittadini spagnoli».

Il tragico finale...Il Protocollo 33 del trattato di Amsterdam esclude la competenza Ue sul divieto di organizzare corride, ma almeno chiede di eliminare i sussidi agli allevatori di tori da corrida, che però non accade. Perché?

«Infatti quei fondi non sono per i tori da corrida, ma per quelli destinati al consumo. Successivamente queste sovvenzioni vengono stornate agli allevatori di tori per le corride. Il 90 per cento delle corride è finanziato con denaro pubblico, lo stesso vale per le scuole di tauromachia».

Il consiglio comunale di Barcellona nel 2004 si è pronunciato contro la corrida. Quanti altri comuni si sono espressi in tal senso?

«La votazione di Barcellona, ottenuta grazie alla campagna della nostra associazione Adda, non è vincolante. Si potranno ottenere dei risultati concreti solo se si modifica la legge catalana di protezione degli animali. In Catalonia 61 comuni sono contro la corrida, su un totale di 69. Finora per abolire questi assurdi spettacoli di morte in Catatonia abbiamo raccolto più di 121mila firme».

...a volte si capovolge!E l’appoggio di Brigitte Bardot?

«È di grande sostegno. La sua fondazione lotta contro la corrida nel sud della Francia ed aiuta le associazioni francesi a noi vicine, come “La Fédération des Luttes pour l’Abolition de la corrida” (Flac): l’ Adda è membro del suo Consiglio d’amministrazione. Abbiamo contatti molto radicali sul territorio e non ci fermeremo finché non riusciremo a portare a termine la nostra missione contro la ‘mafia taurina’. Le minacce non ci spaventano, un giorno vinceremo la nostra battaglia di giustizia e civiltà».


Tutela Fauna Copyright & Disclaimer

Sponsor: Powered by: