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La spina dorsale della natura a rischio

La spina dorsale della natura a rischio

La spina dorsale della natura a rischio

La valutazione più esauriente dei vertebrati mondiali mai effettuata, conferma una crisi di estinzioni con un quinto delle specie minacciata. Tuttavia, la situazione sarebbe peggiore se non fosse per gli attuali sforzi globali di conservazione, secondo uno studio presentato alla 10a conferenza delle Parti contraenti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) che si sta svolgendo a Nagoya, Giappone (27/10/10)

Lo studio, pubblicato su Science, ha utilizzato i dati sulle 25.000 specie dalla Lista Rossa dello IUCN sulle specie a rischio di estinzione per studiare lo stato di conservazione dei vertebrati mondiali (mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci) e come questo stato è cambiato nel tempo. I risultati mostrano che ogni anno in media, 50 specie di mammiferi, uccelli e anfibi si avvicinano sempre più all’estinzione a causa dell'espansione agricola, del taglio delle foreste, dello sfruttamento eccessivo e della diffusione delle specie alloctone.

"La spina dorsale della biodiversità è in fase di erosione", ha detto il grande ecologo americano professor Edward O. Wilson, dell’università di Harvard. “Anche un piccolo aumento delle specie comprese nella Lista Rossa è un salto gigante avanti verso l'estinzione. Questa è semplicemente una piccola finestra sulle perdite globali che hanno attualmente
luogo
”.

Gheppio di Mauritius (Falco punctatus)Il Sud-est asiatico ha sperimentato le perdite recenti più drammatiche, in gran parte determinate dalle coltivazioni destinate all'esportazione, come la palma da olio, le operazioni commerciali di abbattimento delle foreste per la raccolta di legname pregiato, la conversione in terreni agricoli per la coltivazione del riso e una caccia insostenibile.

Certe parti dell'America Centrale, le Ande tropicali del Sudamerica, e perfino dell'Australia, hanno inoltre tutte ha sperimentato notevoli perdite, in particolare dovute all'impatto micidiale del fungo chytrid sugli anfibi.

Mentre lo studio conferma le relazioni precedenti che riportavano perdite continue di biodiversità, per la prima volta viene presentata la chiara prova dell'impatto positivo di sforzi di conservazione intorno al globo. I risultati mostrano che la biodiversità sarebbe ridotta di un ulteriore 20% se non fossero stati presi provvedimenti di conservazione.

"Conosciamo ciò che deve essere fatto per salvare le singole specie dall'estinzione", detto Alison Stattersfield di BirdLife Internationl commentando il documento. “Attraverso il Preventing Extinctions Programme di BirdLife stiamo intraprendendo delle azioni efficaci ed efficienti per la protezione delle specie di avifauna a rischio critico di estinzione a liello mondiale. Ma è necessario uno sforzo maggiore attraverso le ONG, i governi, le imprese e gli individui che devono lavorare insieme per fermare la deriva verso l'estinzione ed iniziare ad occuparsi delle cause alla radice della perdita di biodiversità”.

Cavallo di Przewalski (Equus ferus)Lo studio mette in evidenza il che lo stato di conservazione di 64 specie tra mammiferi, uccelli e anfibi è migliorato grazie al successo di azione di conservazione. Tra queste 63 specie ne sono da annoverare tre che erano estinte in natura e sono state reintrodotte con successo: il Condor della California (Gymnogyps californianus) e il Furetto dai piedi neri (Mustela nigripes  nella foto accanto al titolo) negli Stati Uniti ed il Cavallo di Przewalski (Equus ferus nella foto accanto) in Mongolia.

Gli sforzi di conservazione sono riusciti particolarmente nella lotta alle specie aliene dilaganti sulle isole. La popolazione globale di Seychelles Magpie Robin (Copsychus sechellarum, foto in basso, a sinistra) è cresciuta da 15 esemplari nel 1965 a 180 nel 2006 grazie al controllo dei predatori presenti sull’isola, come il Ratto grigio (Rattus norvegicus http://it.wikipedia.org/wiki/Rattus_norvegicus), e programmi dell'allevamento in cattivita’ con successivo rilascio in natura.

Sull’isola di Mauritius sei specie di uccelli sono state recuperate, compreso il Gheppio di Mauritius (Falco punctatus, foto in alto a sinistra) la cui popolazione è aumentata da appena quattro uccelli nel 1974 a quasi 1.000.

Megattera  (Megaptera novaeangliae) In Sudamerica, la combinazione di aree protette dell’azione congiunta della Convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo (CITES) e della Convenzione Vicuña hanno contribuito a innescare il recupero della Vigogna (Vicugna vicugna). Analogamente, la legislazione per vietare la pesca commerciale alla balena ha permesso il passaggio dello stato di conservazione della Megattera  (Megaptera novaeangliae) da Vulnerabile a “Least concerned”, ovvero non a rischio di estinzione.

Purtroppo, pochissimi anfibi hanno mostrato per il momento sintomi di ripresa, ma gli sforzi internazionali incrementano, compreso un programma per reintrodurre il Rospo dallo spruzzo di Kihansi (Nectophrynoides asperginis, foto qui sotto) in una regione selvaggia della Tanzania.

Rospo dallo spruzzo di Kihansi (Nectophrynoides asperginis)Gli autori dell’articolo avvertono che il loro studio rappresenta soltanto una stima minima dell'impatto vero degli sforzi di conservazione, mettendo in evidenza che circa il 9% delle specie minacciate evidenzia delle popolazioni crescenti. I loro risultati mostrano che la conservazione funziona, tenuto conto delle risorse disponibili e dell'impegno profuso. Inoltre lo studio mostra che le risposte future alla crisi della biodiversità dovranno essere sostanzialmente rappresentate in scala globale, perché l'attuale ambito d'azione della conservazione è superato dalla grandezza della minaccia. 

Alla luce di queste considerazioni, ai responsabili della politica presenti alla riunione della CBD a Nagoya viene richiesto un aumento molto significativo delle risorse - dagli attuali livelli estremamente bassi - per rendere gli obiettivi della convenzione realizzabili.

"Questa è una chiara prova del perché dobbiamo assolutamente partire da Nagoya con un piano d'azione strategico per guidare i nostri sforzi a tutela della biodiversità nel prossimo decennio" detta Julia Marton-Lefèvre, Direttore Generale dello IUCN. "È un appello forte e chiaro a tutti noi - governi, imprese, cittadini - per mobilitare le risorse e determinare l'azione necessaria. La conservazione funziona, ma ha bisogno del nostro appoggio e ne ha bisogno velocemente!”.

Il documento mette in evidenza che la percentuale di specie minacciate fra i vertebrati va dal 13% nel caso degli uccelli al 41% degli anfibi. Sebbene lo studio si concentri sui vertebrati,  riferisce anche sulla percentuale delle specie minacciate appartenenti ad altri gruppi compresi nella Lista Rossa dello IUCN: 14% delle piante marine, il 32% dei gamberi d'acqua dolce e il 33% dei coralli che costituiscono le barriere coralline.

Il livello di minaccia fra le Cycadales è estremamente elevato, con il 63% minacciato per l'estinzione. Le Cycadales sono il gruppo più vecchio di piante da seme viventi oggi, è soggetto a livelli estremamente alti di raccolta e commercio illegali: con esse è in pericolo quel che resta del modo dei dinosauri.

Seychelles Magpie Robin (Copsychus sechellarum)Recentemente, uno studio patrocinato dall’ONU, “The Economics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB)” ha calcolato che il costo legato alla perdita di specie naturali è compreso tra i 2 e i 5 trilioni (migliaia di miliardi) di dollari all'anno, principalmente nelle regioni più povere del mondo. Uno studio recente ha rilevato che il 20% delle oltre 5.000 specie di pesci d'acqua dolce in Africa è minacciata d’estinzione, mettendo a rischio la sussistenza di milioni di persone che dipendono da queste risorse vitali.

Il fallimento nel raggiungimento dell'obiettivo che era stato concordato a livello internazionale di ridurre la perdita di biodiversità entro 2010 non significa che gli sforzi di conservazione siano stati vani, come questo studio dimostra. Tuttavia, l'erosione di biodiversità ha raggiunto livelli così pericolosi che non possiamo permetterci di fallire nuovamente. Nuovi obiettivi ambiziosi sono necessari per il 2020 e per conseguirli è necessaria un’azione urgente e concordata su scala mondiale. È tempo per i governi che si incontrano a Nagoya di affrontare efficacemente questa sfida globale.